Sì all’aumento dell’Iva Si tratta sulle pensioni

L’imposta salirebbe di un punto nonostante i dubbi di Tremonti che teme
l’inflazione. Da sciogliere il nodo anzianità ed età di ritiro delle
donne

Roma Verso un aumento dell’Iva di un punto, sempre che si superino le perplessità del ministro dell’Economia, contributo di solidarietà inevitabile anche se maldigerito da tutti; pensioni appese alle trattative, che andranno avanti fino all’ultimo minuto utile. A due giorni dall’inizio dell’esame del decreto al Senato e nonostante il fine settimana agostano, il borsino degli emendamenti alla manovra è in piena attività. Tanto che di certezze sulle modifiche al provvedimento che porterà il bilancio in pareggio nel 2013, ancora non ce ne sono.
Non sono mancati contatti e pressioni tra gli schieramenti all’interno della maggioranza, tanto che il ministro Roberto Calderoli, ha cercato di mettere uno stop, accusando parte del Pd e anche della Lega, di fare il gioco dei «poteri forti».

A pesare, per il vertice del Carroccio, è ancora il capitolo pensioni, sul quale i liberali del Pdl non intendono mollare. Ieri anche il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, ha segnalato «l’assenza di riforme strutturali» sulla previdenza, come uno dei punti migliorabili del decreto. Su questo fronte restano per interventi radicali l’udc Pier Ferdinando Casini e soprattutto Confindustria. La presidente Emma Marcegaglia è tornata a chiedere misure forti sulla previdenza e la cancellazione del contributo di solidarietà, cioè l’imposta aggiuntiva per i redditi sopra i 90 mila euro.
Ma sulle pensioni la partita è politica ed esclusivamente di vertice, in mano, insomma, al premier Silvio Berlusconi e al leader della Lega Nord Umberto Bossi.

Le ipotesi di intervento sono varie, dalle più morbide (l’anticipo di un anno di «quota 97» requisito che somma età anagrafica e contributiva, che a normativa vigente scatterà nel 2013) a una graduale cancellazione delle anzianità. E poi l’accelerazione dell’aumento dell’età della pensione di vecchiaia per le donne del privato. Se il premier e il leader del Carroccio troveranno un compromesso, sarà comunque su una formula meno drastica rispetto a quelle circolate in questi giorni. Delle forzature, soprattutto sulle donne, vedrebbero l’opposizione dei sindacati, che in occasione di questa manovra si sono di nuovo divisi sull’atteggiamento da tenere verso il governo.
La Cgil farà lo sciopero generale mentre Cisl e Uil considerano l’astensione dal lavoro dannosa per il Paese e i lavoratori. Ieri la segreteria guidata da Susanna Camusso ha cercato di ricucire con le altre due confederazione attraverso una lettera aperta nella quale conferma la «ferma volontà di un’azione comune», nonostante lo sciopero generale.

Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni propone come alternativa una protesta da tenere la sera o il sabato, in modo da non incidere sulle buste paga. Non boccia il decreto in toto, ma fa proposte, come l’aumento di un punto percentuale dell’Iva.
Tra tutte le proposte, quella di un aumento dell’imposta indiretta, è proprio quella che ha più possibilità di passare. Ieri l’hanno chiesta, sul fronte della politica, anche il pdl Claudio Scajola e il governatore della Campania Stefano Caldoro.
Ma restano le perplessità di Giulio Tremonti. Il ministro dell’Economia teme che il ritocco all’imposta scateni speculazioni e aumenti di prezzo ingiustificati come quelli che si verificarono con l’entrata in vigore dell’euro.
Stabili, nel borsino degli emendamenti, le quotazioni del contributo di solidarietà, sia pure con delle correzioni come quella pro famiglia proposta dal sottosegretario Carlo Giovanardi. Tutta da giocare, quella che riguarda i tagli ai trasferimenti agli enti locali, che sarà l’oggetto del vertice della Lega Nord in programma per domani. Partita che è ancora legata ad uno scambio con la riforma della previdenza, anche se la Lega cercherà di alleggerire gli enti locali, anche grazie all’aumento dell’Iva.
Resta in lista la vendita degli immobili pubblici e un’accelerazione sulle privatizzazioni, anche se le dismissioni danno entrate una tantum, che non possono essere utilizzate per rimpiazzare misure strutturali, come il contributo di solidarietà.