Sì all’estradizione dell’etiope A Londra rischia l’ergastolo

da Roma

Durerà ancora trentacinque giorni la «trasferta» italiana di Hamdi Adus Issac. Scaduto il termine, il quarto uomo del fallito attacco al metrò di Londra salirà con biglietto di sola andata su un aereo diretto Oltremanica. Destinazione carcere. E da lì non uscirà fin quando non avrà saldato il suo conto con la giustizia britannica. Il che potrebbe significare per il resto dei suoi giorni, poiché nella richiesta di estradizione, accolta ieri dalla IV sezione della Corte d’Appello di Roma, è scritto a chiare lettere che è proprio l’ergastolo la pena prevista per la sfilza di reati che gli sono contestati, fra cui «tentato omicidio, preparazione e detenzione di materiale esplosivo con l’intenzione di mettere in pericolo la vita altrui, detenzione di un prodotto con scopo terroristico».
L’estradizione dunque ci sarà, e sarà definitiva. Unica concessione, 35 giorni di tempo affinché la Procura di Roma possa concludere la sua indagine, che ha portato alla custodia cautelare dell’etiope con l’accusa di terrorismo internazionale. Inchiesta che comunque potrà proseguire con la collaborazione dei magistrati londinesi.
La «pausa» cambierà di poco l’iter, poiché il mese o poco più concesso dalla Corte d’appello - presieduta da Luigi Gueli, con Domenicomassimo Miceli e Raffaele Montalti a latere - coincide con i tempi tecnici del ricorso in Cassazione che Antonietta Sonnessa, legale di Issac, ha già annunciato di voler presentare.
La decisione della Corte d’appello di Roma mette fine al braccio di ferro italo-britannico che anche ieri, nell’udienza a porte chiuse, ha riservato sorprese. Dapprima l’opposizione degli inglesi rappresentati dall’avvocato Paolo Iorio (che con le istituzioni di Londra vanta un rapporto di collaudata collaborazione) alla proposta di una consegna temporanea avanzata dal procuratore Alberto Cozzella. Questa formula, infatti, non è prevista dalla legge britannica, che per la celebrazione di un processo impone la presenza fisica dell’imputato.
In alternativa, il pg aveva chiesto il rinvio dell’udienza in attesa della perizia sul contenuto dello zaino-bomba, o in subordine il via libera all’estradizione ma con il rinvio della consegna. Soluzione che dopo due ore di Camera di consiglio ha ottenuto il semaforo verde, accolto Oltremanica con soddisfazione e un pizzico di sollievo. «L’Italia - afferma l’avvocato Iorio - ha dato una buona prova di sé, risolvendo la questione in tempi rapidi. Siamo davvero molto soddisfatti».
Hamdi è arrivato di mattina presto in un palazzo di giustizia setacciato dai cani anti-esplosivo dei carabinieri, presidiato dagli agenti e sottoposto a controlli antiterrorismo. Vestito con jeans e maglietta azzurra, è rimasto impassibile mentre si discuteva della sua sorte. A lui, ora, non resta che sperare nella Cassazione. Annunciando il ricorso, l’avvocato Antonietta Sonnessa si è detta convinta che «Hamdi è vittima di un clima di emergenza. A Londra non ci sarebbe la serenità per giudicarlo. Lì lui è già stato condannato».
In realtà, poiché l’accusato si trova in Italia, in virtù delle garanzie riconosciute dal sistema britannico, il procedimento penale a suo carico non è neppure iniziato.\