Sì all’«isola» dei Navigli Decalogo di buon vicinato per residenti e negozianti

Incontro in Comune per decidere le regole della movida estiva

Gioia Locati

L’isola pedonale sui Navigli si farà ma ad alcune condizioni. Il sindaco Letizia Moratti ha invitato i commercianti a presentare una sorta di «decalogo di buon vicinato», per garantire sì la «movida» serale - com’è tradizione da più di vent’anni - ma nello stesso tempo proteggere la tranquillità dei residenti. Insomma, la convivenza delle due anime. Che al tavolo tecnico - riunito ieri per l’occasione a Palazzo Marino - sono state rappresentate dal presidente del consiglio di zona 6, Massimo Girtanner (eletto nelle file di An dagli abitanti della zona e al suo terzo mandato) e dai portavoce delle associazioni, «Navigli domani» «Chiusa della Conchetta» «Naviglio pavese» che riuniscono un centinaio di proprietari di negozi e locali. Insieme con loro il capogabinetto del sindaco, il vice-capo dei vigili, i responsabili di Annonaria, Amsa, Unione del commercio e il vicequestore.
«Siamo fortemente motivati a impegnarci - ha detto Daniele Gionta - in cambio abbiamo qualcosa da chiedere alle autorità per non vanificare i nostri sforzi». E così i negozianti si impegnano a non chiudere mai oltre le due, «per evitare che qualcuno faccia il furbetto, interverrebbero i ghisa, in servizio straordinario fino alle 2.30 - hanno dichiarato i commercianti -. Ma servono controlli da parte delle forze dell’ordine perché, anche dopo la chiusura dei locali, talvolta fino all’alba, si formano raduni chiassosi di gente che grida e si ubriaca. Chiediamo al questore di avere due o tre volanti ogni sera per prevenire e contrastare le risse». Risposta del vicequestore: «I Navigli diventeranno una delle nostre priorità, non ci sarà un presidio fisso di forze dell’ordine, ma sicuri passaggi di volanti».
Capitolo pulizia. «Ragioniamo come gli americani: se ciascuno pulisce davanti alla sua porta, allora tutte le strade saranno linde. Ogni sera prima di chiudere raccoglieremo la sporcizia con ramazze e palette. Chiediamo però che l’Amsa passi con i camioncini lancia-acqua tutte le notti e non al mattino. E che la raccolta del vetro, rumorosa, venga procrastinata». Risposta: Amsa pulirà subito dopo la chiusura e potenzierà i cestini dei rifiuti con contenitori usa e getta (grossi sacchi di cartone). Capitolo fracasso. I gestori dei locali si impegnano a richiudere dolcemente le saracinesche e a non buttare vetro nei cassonetti nelle ore notturne. «Per tutto ciò educheremo il nostro personale» hanno promesso.
E veniamo al punto controverso: la vendita di bottiglie di birra in vetro. I commercianti si impegnano a non smerciarle dopo le 24. Ma per Massimo Girtanner ci vuole un’ordinanza specifica: «Le bottiglie in vetro vanno abolite da subito. Se ne abbandonano in giro in quantità industriali e sono armi pericolosissime. Chiediamo di vietarle a partire delle undici di sera». Non solo. I residenti hanno sposato la linea della tolleranza zero e pretendono garanzie: «Per essere certi del servizio dei ghisa si potrebbe istituire il libro-firma, così si sa con certezza quando i vigili terminano il turno - ha suggerito Girtanner -. Sempre la polizia municipale deve farsi carico di altri due compiti, multare le auto in divieto, visto che a porta Genova c’è un parcheggio capiente e scoraggiare il commercio abusivo». Su questo punto i commercianti hanno proposto: occuperemo il suolo con le nostre bancarelle artigiane: sassi dipinti, cornici fatti a mano, ricami all’uncinetto. Così l’isola ci guadagna in bellezza.