«Sì alle primarie, ma solo col partito unico»

Antonio Signorini

da Roma

Le primarie del centrodestra sono possibili, ma solo all’interno del partito unico. Con questa Casa delle libertà e questo sistema elettorale la leadership della coalizione non cambierà e alle elezioni della prossima primavera il candidato della coalizione sarà ancora una volta Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio è tornato ad escludere una sua uscita di scena alle prossime elezioni politiche. Intercettato dai giornalisti a palazzo Grazioli mentre stava per lasciare la capitale, il premier ha risposto alle domande ispirate dalle indiscrezioni di stampa di questi giorni che lo davano disposto a gettare la spugna. Il premier ha ammesso che, effettivamente, lavorare in queste condizioni «non è divertente», ma ha confermato che il suo impegno in politica continuerà. Anche perché secondo i sondaggi - ha rivelato - la Casa delle libertà gode di ottima salute. «Siamo in una situazione non solo di recupero, ma che ci dà la certezza di una vittoria finale» alle politiche del 2006. «Ci sono sondaggi - ha spiegato Berlusconi - che danno Forza Italia tra il 21 e il 23 per cento che è il nostro zoccolo duro e che potremmo aumentare con una campagna elettorale vibrante. Siamo al governo e quindi anche se piove è sempre colpa nostra. Tutto questo noi lo mettiamo nel conto, ma io dico che, visto che i sondaggi oggi ci danno chi pari e chi due o tre punti sotto la sinistra e questo è il peggior sondaggio che ho visto, e cioè il 2,7 per cento per l'esattezza, io dico, quindi, che siamo in una situazione non solo da recupero ma che dà la certezza di una vittoria finale». Anche perché dopo anni difficili come questi, tutti passati nella stanza dei bottoni, la situazione sarebbe potuta essere molto peggiore: «Ringraziamo l’opposizione per le sue divisioni e prendiamo atto che con una campagna elettorale capillare c’è la certezza, io ho la certezza, di poter condurre la mia coalizione alla vittoria».
La situazione della Cdl non è semplice. Berlusconi lo lascia intendere quando gli viene chiesto di commentare le divisioni della sinistra sulla missione in Irak: «Sulle altre parrocchie non dico nulla ho già abbastanza guai nella mia per interessarmi di quelli degli altri». Poi c’è l’azione di governo che si scontra con le caratteristiche del sistema politico italiano. Ma questo non significa che sia iniziato un percorso che porterà al passaggio di consegne. «Faccio quello che faccio per senso di responsabilità nei confronti degli elettori che mi hanno dato fiducia», ha spiegato a chi gli chiedeva se si fosse stancato di fare politica. «Dopo di che - ha aggiunto - sul fatto che io non mi diverta a fare quello che faccio, tutti lo possono anche comprendere perché il sistema in cui ci troviamo immersi oggi, certamente tutto si può definire, meno che divertente».
Strettamente legato alla possibilità di un cambio della guardia il tema delle primarie per scegliere, al pari di quanto avviene negli Stati Uniti, il candidato alla guida del governo. Un meccanismo che il presidente del Consiglio non pensa si possa applicare, almeno alle prossime elezioni. «Se questa legge elettorale rimane una legge maggioritaria - ha ribadito il premier - non c’è alcun dubbio che il candidato devo essere io perchè così è stato deciso anche dagli altri partiti. Se invece, probabilmente dopo le elezioni, si darà vita ad un partito unitario, in quel caso scatteranno le regole democratiche per l’indicazione dei protagonisti nei vari ruoli ed io, solo in quel caso, sarò tenuto a confrontarmi con gli altri».
L’agenda politica del governo e della maggioranza per il momento prevede il «portare a termine tutte le riforme avviate e presentate alle Camere». Berlusconi ha citato in particolare «il codice penale, l’ordinamento giudiziario, la riforma della legge elettorale». «Spero - ha inoltre osservato il premier - che ci sia un consenso da parte di tutti anche sulla par condicio». La legge che regola l’accesso all’informazione televisiva durante le campagne elettorali è sempre stata criticata da Berlusconi perché mette sullo stesso piano partiti che hanno una consistente rappresentanza parlamentare con formazioni politiche appena nate o senza nessun eletto. «Questa impar condicio - ha ribadito ieri - spero diventi la possibilità di comunicare ai cittadini i programmi elettorali sulla base del numero di voti ottenuti».
Il premier è anche tornato a spiegare che non vede un’Italia impoverita. E che contro il caro-prezzi, la ricetta principale è quella di «fare gli acquisti solo dove si trovano i prezzi più convenienti». In molti casi, ha sottolineato, il «carovita» è solo percepito dai cittadini, visto che gli statistici danno conto di una dinamica dei prezzi normale. Un’altra spiegazione potrebbe essere quella di un benessere che, insieme alle condizioni di vita, fa crescere anche le aspettative. «Probabilmente - ha spiegato il presidente del Consiglio - noi abbiamo un incremento delle aspirazioni di consumo che è dovuto al fatto che siamo in una società del benessere, ma in alcuni casi i redditi non sono aumentati in maniera tale da consentire anche quei consumi che ormai sono ritenuti correnti».
Nella chiacchierata con i giornalisti di fine settimana c’è spazio anche per parlare di Rai e rivelare che le nomine del vertice sono state bloccate dalla sinistra: «Il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco ha indicato dei nomi, che in privato in modo riservato sono stati molti, di servitori dello Stato super-partes che la sinistra non ha mai accettato».