S. Andrea, la protesta blocca le sale operatorie

Per i servizi indispensabili la Regione Lazio ha chiesto l’intervento del ministero della Salute

Antonella Aldrighetti

La soddisfazione per la riuscita di uno sciopero sta sempre nei numeri che danno la stima della partecipazione. E questa, a quanto pare, è stata veramente esigua riguardo almeno alla mobilitazione promossa dai sindacati di base che, per la giornata di ieri, ha portato in piazza i temi dei rinnovi contrattuali e la stabilizzazione dei precari passando per il riordino della docenza universitaria.
Tra le tante conseguenze della giornata di mobilitazione sindacale, a prescindere dai numeri, c’è stato anche qualche serio disservizio. Lo sciopero del personale medico e paramedico ieri ha reso infatti inagibile un intero blocco operatorio dell’ospedale Sant’Andrea, provocando una serie di disagi a quei degenti che attendevano ormai l’intervento chirurgico. Alcuni dei quali fin da due giorni prima erano stati preventivamente preparati per l’operazione.
Anche se a partecipare all’agitazione sia stato uno sparuto gruppo di paramedici dell’ospedale universitario, una trentina di operatori del primo turno e una ventina del secondo, tanto è bastato a «paralizzare» due sale operatorie e rimandare quegli interventi (non urgenti, ovviamente) che erano stati programmati per la giornata e che «hanno provocato, sì, qualche disagio - ammette il direttore generale del polo ospedaliero Francesco Rocca - ma cercheremo di recuperarlo alla svelta. Quanto al resto dei reparti l’ospedale ha risposto bene».
Ossia, quei servizi minimi di assistenza sarebbero stati garantiti? Sembrerebbe di no, perché «quando si è parlato dello sciopero di stamani (ieri, ndr) nessuna organizzazione sindacale rappresentativa aveva concordato con l’amministrazione i servizi minimi assistenziali che, in caso di sciopero devono essere comunque garantiti per evitare il pericolo di un pregiudizio grave ai diritti della persona - ha osservato il dirigente della Fials-Confsal Roberto Lazzarini che chiama in causa la Regione -. Chiediamo al presidente Marrazzo se è plausibile fermare l’attività chirurgica di un ospedale senza incorrere nella violazione della legge e di aprire un’inchiesta sull’accaduto per verificare eventuali violazioni».
Ma la regione Lazio qualcosa avrebbe pur fatto: ha chiesto aiuto al ministero della Salute. Infatti in una nota firmata dal dirigente d’area Maria Chiara Coletti si apprende che «per evitare pericolo di pregiudizio ai diritti della persona si invitano le Signorie Loro a vigilare su idonei interventi ai sensi della legge 146 del 1990 per assicurare le prestazioni indispensabili».
Ma da quando in qua la vigilanza sull’assistenza sanitaria dipende dal dicastero di Lungotevere a Ripa? «Se è vero quanto è accaduto al Sant’Andrea con il blocco delle attività cliniche di alcuni ricercatori o loro amici, per protesta al Ddl Moratti sarebbe fortemente preoccupante, anche se - commenta a caldo il capogruppo di Forza Italia Raffaele D’Ambrosio - in democrazia ogni forma di protesta, se non violenta, è lecita perché rappresenta un disagio, ma se deve procurare un disagio ai cittadini più deboli è ingiusta. Non dimentichiamo che sono i cittadini a pagare anche gli stipendi dei docenti universitari e vogliono sapere cosa producono, come lo vuole sapere il ministro competente». E il governatore Piero Marrazzo? «Non so cosa faccia o dica Marrazzo» ribatte con sarcasmo l’azzurro.