S. Cecilia, Cammarota era già stato silurato

Stefania Scarpa

Lionello Cammarota era già stato silurato dal ministro Fabio Mussi prima di dimettersi. Come anticipato dal Giornale, il ministro dell’Università e della ricerca aveva firmato già lo scorso 27 settembre un decreto che, confermando il commissariamento del Conservatorio «Santa Cecilia», lo estendeva «all’organo “direttore”». Cammarota dunque esautorato, le sue funzioni attribuite al commissario Giuseppe Celeste. E l’ex direttore in virtù del decreto di Mussi «riassume la posizione di docente del conservatorio di musica di Roma ed è utilizzato in attività di istituto fino al termine dell’anno accademico, fermi i limiti di legge relativi alla durata del rapporto di lavoro». Dal ministero piove quindi una conferma a quanto denunciavano dal 31 luglio i componenti del Cda commissariato, ritenendo di essere stati ingiustamente defenestrati e sostenendo che fosse il direttore il vero responsabile delle «irregolarità gestionali» che avevano condotto alla decisione del Miur. Proprio il decreto spiega esplicitamente che, in base alla relazione consegnata al ministero dal commissario Celeste a inizio settembre (e trasmessa in procura e alla Corte dei conti), sono stati posti in luce «collegamenti di tali fatti con l’attività di Lionello Cammarota, nella sua qualità di direttore del Conservatorio e ciò con specifico riferimento alla gestione dei fondi relativi ai corsi di formazione professionale finanziati dalla Regione Lazio». Così, mentre sempre il decreto dà notizia dell’avvio di un procedimento amministrativo contro Cammarota da parte della Direzione generale per l’Alta formazione artistica e musicale, arriva una forte conferma alle ragioni sostenute negli ultimi mesi dai componenti del Cda Giovanni Roma e Massimo Visconti. I due infatti, ritenendosi vittime innocenti di uno spoil system mascherato, avevano affidato a Piero Sandulli, il noto penalista che ha presieduto la corte federale per l’appello di «Calciopoli», il compito di ricorrere al Tar contro la decisione.
E la questione sbarca ora nell’aula di Palazzo Madama, grazie all’interrogazione presentata dal senatore Giulio Marini. Il parlamentare di Forza Italia chiede infatti a Mussi «di reintegrare immediatamente i membri del Cda commissariato, visto che a seguito del commissariamento del direttore, e della relazione del commissario dell’8 settembre 2006, si sono rivelate palesemente infondate le ipotesi in base alle quali si era ritenuto di adottare un atto grave come il commissariamento». In caso contrario, prosegue Marini, visto che il ministero commissariando il direttore ha riconosciuto «che era sua la responsabilità», apparirebbe «evidente l’intento di configurare una forma di spoil system quanto mai deprecabile». Ipotesi fatta propria da Alfredo Pallone, capogruppo regionale di Fi, che nell’affaire Santa Cecilia vede l’ennesimo episodio di un «governo della sinistra che a livello nazionale e locale si caratterizza per una lottizzazione sfrenata».