S. Cecilia Eschenbach ricrea la bellezza melodica firmata da Dvorak

Vi interessa sapere com’è la vita di un direttore d’orchestra del grande giro? Cosa fa, in un mese, prendiamo novembre, un direttore come Christoph Eschenbach, che da sabato a martedì è ospite dell’Accademia di Santa Cecilia? Il primo di novembre ha diretto a Los Angeles ( Los Angeles Philharmonic); il 4, a Londra, ha diretto la London Philarmonic; dal 7 al 10 dirige l’orchestra di Santa Cecilia; dal 18 al 21 dirigerà la Philadelphia Orchestra, a Filadelfia e New York, e dal 28 al 30, sarà a Dresda sul podio della Staatskapelle. Inutile aggiungere che in questo mese, per ogni tappa, fa programmi sempre diversi.
E ora vi viene da domandarvi come fa un direttore, che sta più tempo fra le nuvole, nei cieli d’Europa e d’America, che a terra, ad entrare in repertori sempre nuovi, a sintonizzarsi con le orchestre? È un mistero e forse tale resterà. Non serve a chiarirlo neppure un po’ l’aiuto che gli viene dal mestiere che, sappiamo, può anche essere nemico dell’arte; né che le orchestre di oggi, almeno le migliori (compresa quella di Santa Cecilia), si suol dire che siano in grado di suonare il grande repertorio a ogni chiusi, ignorando del tutto il direttore di passaggio. E tuttavia, oltre il programma, anche il direttore di grido, costituisce motivo di richiamo. Eschenbach che ha scelto un programma equamente distribuito fra grande repertorio e curiosità, farà ascoltare lo Stabat Mater di Karol Szymanowski per soli, coro e orchestra: solisti Luba Orgonasova, Ljubov’ Sokolova e Stephen Powell (scritto negli anni Venti incarna il tentativo di coniugare la solennità dell’antica sequenza latina con lo spirito popolare della tradizione musicale polacca), stretto fra due brani del grande repertorio sinfonico. Mozart, in apertura, con la Sinfonia n. 34, in do maggiore (K 338), l’ultima scritta a Salisburgo (1780), ritenuta da alcuni studiosi mozartiani «immensa», tanto da collocarla sullo stesso piano della Jupiter (K551); e la Sinfonia n.8, di Antonin Dvorak, fra le più amate del musicista boemo, popolare quanto la più nota Nona («dal Nuovo Mondo») e, come la sorella maggiore, apprezzata per la bellezza melodica, la naturale distensione della musica, la ricchezza e varietà della strumentazione. Info: 06.8082058