S. Cecilia, una stagione di grandi bacchette

L’Accademia si è assicurata la presenza di musicisti del calibro di Barenboim, Valery Gergiev e Lorin Maazel

Pietro Acquafredda

Non c’è crisi che possa fermarla. L’Accademia intitolata alla santa protettrice della musica, la vergine protocristiana Cecilia, non solo non riduce l’attività, ma risponde ampliandola. E la stagione 2006-7, seconda della gestione Cagli-Pappano, ma anche le iniziative che la precedono: concerti estivi in luglio, e il «Festival K» in autunno, ci mostrano una istituzione in piena forma, che non intende arrendersi, nonostante che dal 2003 ad oggi, il contributo pubblico alle attività dell’Accademia sia stato decurtato del 35 per cento, un’enormità se soltanto si pensi che, nello stesso periodo, a cominciare dal definitivo trasferimento nel nuovo Auditorium, l’Accademia ha aumentato la sua attività, aumentando il suo pubblico e, dato ancor più sorprendente, sono aumentati i biglietti venduti a prezzi ridotti ed acquistati quindi prevalentemenete dai giovani. L’Auditorium nel complesso vende ogni anno 800mila biglietti; di questi oltre la metà sono di Santa Cecilia.
L’Accademia cerca costantemente nuove forme di finanziamento: con successo ha percorso la strada del finanziamento a singoli progetti, ed in questa direzione intende proseguire; sempre in tema di finanziamento c’è da salutare l’ingresso dell’Azienda Monopoli di Stato fra i soci.
Alla febbrile attività dell’Accademia corrisponde un’accresciuta qualità delle sue realizzazioni, per merito soprattutto della intraprendenza del direttore musicale Antonio Pappano; come attestano le numerose tournée previste (in Italia, Europa e Giappone) per la prossima stagione; le incisioni discografiche i cui programmi stanno divenendo regolari ed il ritorno a Roma sia di grandi bacchette (Maazel, Pretre, Temirkanov, Gergiev, Ashkenazy) che di strepitosi solisti e cantanti (Barenboim, Lupu, Fleming).
Cambio della guardia nella direzione del coro, che in agosto sarà presente al Festival di Lucerna, invitato da Claudio Abbado. Lascia Roberto Gabbiani per fine mandato, al suo posto ritorna Norbert Balatsch, 78 anni, ancora in gamba e stimatissimo (in questi giorni sta istruendo il Coro dell’Opera di Vienna, per il Mosè ed Aronne di Schoenberg).
Pappano, direttore musicale dell’Accademia, fa ovviamente la parte del leone nella stagione: ben otto programmi su 32 complessivi; per l’inaugurazione, il 21 ottobre, ha scelto Berlioz, una sua opera sinfonica gigantesca, La damnation de Faust che impegna solisti, orchestra coro e coro di voci bianche. La settimana successiva torna a Roma una stella del canto, René Fleming, in un programma straussiano esportato anche alla Scala (Santa Cecilia ci torna dopo molti anni); Mozart, ai primi di novembre, con trasferta alla Fenice di Venezia. Tra febbraio e marzo l’orchestra guidata da Pappano compie una lunga tournée in Europa nel corso della quale è previsto anche il debutto al Musikverein di Vienna; in estate, alla Royal Albert Hall di Londra; ma prima, una tournée di due settimane in Giappone.
Accanto a Pappano, una rosa di grandi bacchette, legate da tempo a Santa Cecilia, tornano finalmente a dirigere la sua orchestra. A partire da Gergiev, zar di San Pietroburgo, che nell’ultima decade di ottobre è protagonista di un «Festival Sciostakovic», in onore del quale la sua orchestra, quella del Teatro Marinsky si unirà a quella ceciliana, per la Settima sinfonia; grande attesa suscita poi anche il Boris Godunov di Musorgsky, in due giorni consecutivi, addirittura due versioni: quella cosiddetta originale e, la seconda, nella revisione di Sciostakovic. Un ottobre esaltante per la musica romana.
In gennaio torna Maazel (dal 7 al 9); a febbraio (dal 3 al 6) Prêtre; poi Temirkanov con due programmi, in marzo; alla fine di aprile, Ashkenazy dirige le musiche di Grieg per il Peer Gynt di Ibsen, che impegnerà alcuni attori; Eschenbach (oggi fisso a Philhadelphia) che debutta sul podio dell’Accademia; e ci saranno anche Gatti (con un programma verdiano: sinfonie, cori, ballabili da opere) e poi anche Luisi (Concerto di Natale con la Sinfonia n. 9 di Beethoven), Ivan Fischer, Conlon, Janowski.
Due giovani direttori sono attesi al debutto romano: il lanciatissimo pietroburghese Andrey Boreyco, che ha diretto già i Berliner; e lo svizzero Philippe Jordan, figlio di Armin.
Presentando la stagione, Pappano ha fatto notare che da lui, che viene dal mondo dell’opera e tuttora è al vertice del Covent Graden, ci si attende che la scelta delle voci sia superlativa. Eccoci serviti: René Fleming, Vasselina Kasarova (per il Berlioz inaugurale) tanto per citare due soli nomi; altri figurano anche nella stagione da camera: Bernarda Fink, Thomas Quastoff.
Tra i grandi solisti segnaliamo il ritorno di Barenboim. Vi torna per la lunga e fraterna amicizia che lo lega da tempo a Pappano. Suonerà sotto la sua direzione nella stagione sinfonica, e poi terrà, negli stessi giorni, un recital anche in quella da camera. Ma poi c’è Bell, Andsnes, Schiff, Lupu. Per Pollini, assente nella programmazione regolare, si prevede un ritorno speciale, con un progetto simile a quello che lo vide protagonista due anni fa, ancora all’Auditorium. E i nostri bravissimi Enrico Dindo, Allegrini, Piovano, Bellocci, Brunello, Lucchesini, Di Bella (un giovane pianista che ha vinto il Concorso Horowitz).
C’è spazio anche per la musica contemporanea nei programmi ceciliani: quella dell’immediato passato (un omaggio a Petrassi in parecchi concerti) e quella di musicisti in piena forma (Aldo Clementi, Henze, Menotti, Fabio Vacchi, Guarnieri) o nella verde età, come Francesconi.
Due le opere in forma di concerto previste: il 26 ottobre il Giulio Cesare di Haendel (direttore Rousset) inaugura la stagione da camera che viene chiusa il 23 maggio dal Tancredi di Rossini (direttore Jacobs).
Tra i solisti di questa stagione da camera segnaliamo: Kissin (30 maggio); Giovanni Bellucci, con i suoi programmi-monstre, di ascendenza sinfonica (23 febbraio); Krylov per Paganini (l’Accademia pubblica l’epistolario completo del celebre violinista); Brunello-Lucchesini per Brahms il 13 aprile; e poi Bach: Oratorio di Natale il 20 dicembre; Passione secondo Giovanni il 23 marzo con Frans Bruggen; Brandeburghesi diretti da Pinnock, a fine gennaio; Chamber Orchestra of Europe con Andras Schiff; e Fabio Biondi con il suo ensemble «Europa galante»; Galliano con il bandonenon per una French Suite: 28 concerti in tutto per una stagione di grande livello.
Tra le iniziative speciali segnaliamo la nuova edizione dei «Family Concert» (concerti brevi della domenica mattina, frequentati prevalentemente da un pubblico di famiglie al completo, a prezzi ridotti). Proseguiranno anche le iniziative rivolte alle scuole ed ai ragazzi; come pure la Juni Orchestra, orchestra di ragazzi che fra giorni farà il suo debutto pubblico, ed il coro di voci bianche, in collaborazione con l’Opera.
Informazioni: 06.80.82.058