«Sì al confronto ma servono risorse»

Bonanni (Cisl): «Siamo intenzionati a collaborare». Polverini (Ugl): «Si discutano riforma e rinnovi»

da Roma

Il piano industriale «anti-fannulloni» per la pubblica amministrazione proposto dal ministro Brunetta ha suscitato reazioni sostanzialmente positive all’interno del sindacato. L’unica eccezione è rappresentata dalla Cgil di Guglielmo Epifani che ha definito l’incontro informale di ieri pomeriggio con il titolare del dicastero di Palazzo Vidoni meramente «interlocutorio».
Per la Cgil, infatti, non è possibile riformare la pubblica amministrazione senza che prima siano soddisfatte tre condizioni. In primo luogo, il rapporto tra legge e contratto in materia normativa. «C’è un nuovo testo. Lo valuteremo ma non va alterato il rapporto che c’è oggi altrimenti il contratto nazionale si svuota», ha spiegato Epifani. Un secondo problema investe il rapporto tra il piano industriale e i tagli alla spesa che intende definire il ministro dell’Economia. «Il problema - ha aggiunto - è quello che fa Tremonti che sta pensando a tagli indiscriminati. Ci preoccupa il tema degli organici e dei precari».
Infine, i contratti di lavoro ancora aperti. «Ci sono i contratti della ricerca e dell’università che ancora devono rinnovare il biennio 2006-2007 mentre per tutti gli altri resta ancora aperto il biennio in corso e questo implica, ora che ci si avvicina al Dpef e alla finanziaria, che il governo metta a disposizione le necessarie risorse per la loro copertura», ha concluso Epifani. Anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni ha messo l’accento sulla questione delle disponibilità di bilancio ma senza farne una pregiudiziale. «Mi pare - ha detto Bonanni - che si stia individuando il cammino più idoneo sul metodo. C’è tutta l’intenzione di lavorare per far sì che questo piano industriale tanto atteso si concretizzi. Le riforme si fanno con la carota e non con il bastone».
Sì a flessibilità ed efficienza in cambio di un’adeguata contropartita. «Vogliamo collaborare - ha sottolineato il leader della Cisl - e abbiamo chiesto di garantire le prospettive contrattuali e il taglio delle tasse (la detassazione degli straordinari anche per il pubblico impiego, ndr). Bisogna mettere a disposizione risorse e affrontare questo sforzo con spirito positivo».
Una posizione, quella di Bonanni, condivisa in larga parte pure dalla Uil. «Abbiamo ribadito l’interesse ad affrontare i temi posti sul pubblico impiego per rendere più efficiente la pubblica amministrazione ma abbiamo anche ribadito, con altrettanta fermezza, che non sono possibili nozze con i fichi secchi. Ci aspettiamo una bella torta nuziale, ci aspettiamo cioè risposte concrete ai rinnovi contrattuali ancora aperti», ha dichiarato il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani, ribadendo che anche a via Lucullo ci si attende un’estensione del provvedimento di detassazione delle prestazioni straordinarie.
Le medesime osservazioni sono state sottoposte all’attenzione di Brunetta anche da parte dell’Ugl. «Un incontro positivo», ha dichiarato il segretario Renata Polverini, precisando come «la discussione sulla riforma della pubblica amministrazione non possa essere isolata rispetto al confronto avviato sulla riforma della contrattazione, visto che si agisce sul riordino del contratto privato e di quello pubblico». In materia di rinnovi contrattuali l’Ugl ha chiesto a Brunetta di «blindare» le risorse già con il prossimo Dpef.
Polverini, infine, ha valutato positivamente anche la volontà del ministro di riformare l’Aran (l’agenzia governativa che si occupa dei contratti pubblici; ndr) «rendendola davvero democratica e terza rispetto alle parti coinvolte nella contrattazione per il pubblico impiego». Il rilancio della pubblica amministrazione, ha concluso, deve essere «in grado di rendere più efficiente il servizio al cittadino e deve riscattare i lavoratori attraverso una piena valorizzazione delle loro professionalità».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario generale della Confsal, Marco Paolo Nigi, ma con un distinguo: non si considerino tutti i dipendenti pubblici dei «fannulloni», ma sia loro restituita «la necessaria autorevolezza per assolvere con efficienza ed efficacia il proprio ruolo».