«Sì al congresso ma no ai club delle tessere»

nostro inviato a Gubbio (Perugia)

La parola magica è «congresso». Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi non l'ha pronunciata nell'intervento di apertura della scuola di Gubbio (e per questo è stato «ripreso» dal presidente dei senatori Renato schifani). Nell’intervento scritto, invece, c'è. Inserito all'interno di un progetto per rilanciare il primo partito italiano che, assicurano fonti azzurre, corrisponde al piano che lo stesso Bondi e il vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto esposero a Silvio Berlusconi quest'estate.
Lo strumento per rafforzare il partito è il Congresso Nazionale. Un momento di «dialogo alto in cui tutte le anime portino il loro contributo». Sarà preceduto da una riforma dello statuto attraverso la individuazione di «un nuovo modello organizzativo di partecipazione con la definizione di una direzione politica come luogo di proposta in grado di elaborare la linea del partito nel solco delle indicazioni fornite dal presidente Berlusconi».
Dato irrinunciabile è proprio la leadership del Cavaliere. La sua, ha spiegato Bondi, è una leadership carismatica e democratica. E richiede un modello organizzativo diverso rispetto a quello dei partiti di massa nati nel Dopoguerra. Forza Italia non assomiglierà né al vecchio Pci né alla Dc. «Dovremmo fare uno sforzo di revisione critica del concetto di democrazia interna. Perché occorre avere ben chiaro che non possiamo correre il rischio di trasformarci da partito del presidente in partito delle tessere».
Di certo sarà confermata la forma presidenzialista. Che è stata un'innovazione importata in Italia proprio da Berlusconi. Non ci saranno conte delle tessere né cordate di memoria democristiana. E per certe cariche non si potrà che cooptare i responsabili. «Non possiamo aver paura - spiega Bondi - inseguiti da demagogici richiami, di utilizzare con intelligenza lo strumento della cooptazione che non solo Forza Italia ha utilizzato». Il partito degli azzurri dovrà semmai imparare «a farlo con trasparenza scegliendo le persone per le loro qualità e non sulla logica dell'indennizzo politico. E dovremo farlo vincolandole alla verifica di quell’efficienza che è certamente un requisito della modernità». Ci saranno anche meccanismi per assicurare il ricambio della classe dirigente. Tema caro alla base del partito che, come hanno ricordato molti dei convenuti alla scuola di Gubbio, «chiede più partecipazione». Ci saranno delle «incompatibilità», innanzitutto. Quindi non sarà possibile cumulare delle cariche. E anche dei limiti di mandato. Uno stop, dopo un certo numero di mandati nelle cariche elettive.