A S. Cosimo quasi tutti riposano in pace

La salita tortuosa di via Trossarelli porta dritti al piccolo cimitero di San Cosimo. Qui nelle colline dell'alta Val Bisagno immerso nella vegetazione, davanti alla fermata degli autobus 470 e 479, già a partire dalle 8 di ogni giovedì, arrivano i parenti a fare visita ai loro defunti. Lontano dalla confusione della città, questo campo santo si presenta ordinato e ben curato. Sicuramente i disagi non mancano, ma a differenza di molti altri cimiteri sparsi a Genova, San Cosimo resta forse uno dei pochi - pur non essendoci stabilmente i custodi - a trasmettere tranquillità ai visitatori. Inesistenti gli episodi di scippi, la gente si sente abbastanza sicura. È pulito nella giusta misura. Le ditte appaltate dal Comune tagliano regolarmente l'erba incolta ogni sei mesi, e all'occorrenza anche di più. Anche la chiesetta posta all'interno del cimitero - pur non utilizzata - è in ordine con la sua piccola statua centrale. «I cassonetti vengono svuotati con una certa regolarità - dichiara la signora Agnese -. Sono dieci anni che vengo qui purtroppo. E di cose da lamentare non ne ho. Forse sarebbe gradita una maggiore presenza dei custodi, ma è anche vero che grandi cose da fare non ci sono. E alla fine forse è più giusto che siano altrove». Tra i loculi del cimitero, qualcuno invece qualche critica all'amministrazione comunale intende farla. È Guglielmo, vedovo da pochi mesi: «Non credo assolutamente giusto che il cimitero debba restare aperto soltanto due giorni alla settimana, giovedì e domenica. Chi lo ha deciso e in base a cosa? Non ho forse il diritto di portare un fiore sulla tomba di mia moglie anche negli altri giorni, nel rispetto degli orari? Aver bisogno di un bagno diventa poi un'impresa assurda, viste le condizioni in cui versano. Poi, malgrado San Cosimo sia un piccolo cimitero, il Comune si è guardato bene dal far risparmiare soldi a chi doveva comprare i colombari. Certo il diritto di scegliere c'è stato. Ma diciamola tutta i posti più economici sono sempre stati e restano quelli più scomodi e a volte anche quelli più pericolosi».