Sì al crocifisso in Regione. Il Pd esce dall’aula e non vota

IL CASO Tra religione e politica. La maggioranza ha approvato la legge per l’affissione negli atri e nelle sale istituzionali di tutti i palazzi regionali

Arriva il Crocifisso nelle sale istituzionali della Regione, ma dopo una lite nell’aula della politica. Nulla di nuovo sotto il sole. Già duemila anni fa, quando Gesù bambino fu presentato al tempio, Simeone profetizzò che sarebbe stato «segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori».
Eccoci ai pensieri di ieri. E alla legge approvata dal consiglio, in base alla quale entro sei mesi il Crocifisso sarà esposto negli atri e nelle aule istituzionali della Regione. Spesa prevista: duemilacinquecento euro. Favorevoli Lega, Udc, Pdl (con la sola eccezione dell’astenuto Carlo Saffioti) e Pensionati, mentre la sinistra è uscita compatta dall’aula al momento del voto.
Pd, Sel e Idv non hanno votato a favore di un provvedimento che introduce l’icona di Gesù in croce nelle aule simbolo della Regione. Con qualche inevitabile polemica. La Lega accusa l’opposizione di fare come Ponzio Pilato, la sinistra replica tacciando il Carroccio di incoerenza e strumentalizzazione, di seguire una politica in contrasto con il Vangelo e anche di aver voluto un provvedimento a rischio incostituzionalità.
La legge regionale parte dal riconoscimento dei «valori storico-culturali e sociali» e delle «radici giudaico-cristiane» previsti dallo Statuto della Lombardia. La prima stesura era stata presentata dalla Lega con l’attiva partecipazione di Renzo Bossi alle sue mosse d’esordio. E prevedeva norme ben più estese, come l’obbligo di esporre il Crocifisso (o la Madonna o i Santi) in tutti i locali degli immobili regionali. Si prevedevano anche sanzioni in caso di mancata esposizione del Crocifisso. Il testo è stato modificato nelle commissioni soprattutto a opera del Pdl, che l’ha ammorbidito, anche per evitare accuse come quella di usare il Crocifisso come una clava.
Numerosi gli interventi in aula. Mario Sala si è concentrato sul valore storico e civile: «Laicamente è significativo votare subito dopo i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia. Molti uomini hanno alzato lo sguardo proprio al Crocifisso per costruire l’unità». La pidiellina Margherita Peroni ha ricordato le persecuzioni di cui sono vittime i cristiani in tutto il mondo e che esporre il Crocefisso è un segno di solidarietà: «È una testimonianza della tolleranza e del rispetto dei valori della persona, che sottolineiamo in tutti i luoghi in cui si svolge la vita politica e amministrativa».
Stefano Galli, capogruppo della Lega, spiega: «A me piace una società dove si espongono i Crocifissi, non una società multirazziale, con le coppie di fatto e altre cose simili, come piace alla sinistra». Galli accusa le opposizioni di avere fatto come Ponzio Pilato: «Come allora ci fu chi se ne lavò le mani, adesso dalle opposizioni non arriva il coraggio di decidere».
L’opposizione replica parlando di «strumentalizzazione». Fabio Pizzul e Franco Mirabelli, in una nota comune, criticano il Carroccio perché su molti temi non sarebbe assolutamente coerente con questa scelta: «Pare difficile accettare lezioni sul crocifisso da chi, come la Lega, nella sua storia ha spesso dileggiato i valori cristiani e nel suo agire politico utilizza costantemente temi lontani anni luce dal Vangelo».
A favore del Crocifisso Elisabetta Fatuzzo, del gruppo pensionati: «Non mi va di farne una questione ideologica. Esporre il Crocifisso è una cosa positiva. Oggi manca e ne sento la mancanza». Come ricordato in aula dal capogruppo dell’Udc, Gianmarco Quadrini, l’introduzione del Crocifisso nelle aule scolastiche risale al 1859, ai tempi di Cavour e del suo libera Chiesa in libero Stato: «Non è un simbolo confessionale o solo cattolico, ma esprime valori civili, rispetto, tolleranza e dignità della persona umana». Una critica alla Lega: «Non ci piace che venga usato per fini preelettorali».