Sì dei Ligresti a Unipol. Premafin salva

Consiglieri e legali in conciliabolo, vertici impegnati in telefonate continue, lo spettro che i Ligresti decidano di far mancare il numero legale: ieri la famiglia Ligresti ha accettato di consegnare Premafin a Unipol per salvarla dal fallimento, approvando l’aumento di capitale riservato da 400 milioni, ma l’agitazione che ha circondato l’assemblea dimostra che la battaglia con Mediobanca non è finita. L’assise inizia senza il presidente Giulia Ligresti, che giunge in ritardo insieme al padre Salvatore e alla sorella Jonella cedendo all’emozione alla lettura dell’ordine del giorno. Tutta la parte ordinaria dell’assemblea, quella relativa all’approvazione del bilancio, trascorre senza il fratello Paolo. In sala è presente il 46% del capitale, troppo poco per affrontare la ricapitalizzazione legata alla fusione-salvataggio con Unipol. Per oltre un’ora prende corpo la prospettiva, sibilata a mezza voce da alcuni esponenti Premafin, che i Ligresti fossero determinati a fare saltare il tavolo. Poi il colpo di teatro, Paolo Ligresti raggiunge i fratelli e c’è il voto: l’assemblea approva a maggioranza la ricapitalizzazione che di fatto consegna il controllo della società al gruppo guidato da Carlo Cimbri. È l’unico modo per mettere in sicurezza la holding, perché questo passo fa scattare la ristrutturazione dei 378 mililioni di debiti da parte delle banche creditrici. Sventata, quindi, l’escussione del pegno sul pacchetto Fonsai e il pericolo di dover portare i libri in tribunale. Ma Paolo Ligresti sprona il consiglio ad aprire «immediatamente alla valutazione di operazioni migliorative» forte del fatto che l’aumento, se si ritira Unipol, può essere aperto ad altri soggetti. In pratica a Sator e Palladio, che puntano a rilanciare Fonsai con un’iniezione da 800 milioni, di cui la metà assicurati dagli stessi fondi guidati da Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo. L’impianto lascerebbe ai Ligresti una quota prossima al 20% di Premafin, molto di più rispetto allo 0,8% del nuovo big delle polizze prospettato da Unipol dopo una fusione a quattro con Fonsai e Milano. Il consigliere indipendente Luigi Reale replica che il board ha sempre «fatto tutto quanto possibile in difesa della società e di tutti azionisti».
Alla base dell’affondo di Paolo Ligresti c’è la battaglia sulla clausola di esclusiva e il tentativo della famiglia siciliana di fare saltare tutto sulla mina sull’annunciata indisponibilità a rinunciare allo scudo delle manleva e al diritto di recesso prima assicurati da Unipol. Sono le due condizioni poste dalla Consob per acconsentire alla richiesta di Bologna di evitare l’Opa obbligatoria. Anche in questo punto il terreno è scivoloso: Unipol ha fatto sapere di ritenere applicabile la manleva ai soli consiglieri non azionisti (e quindi non ai Ligresti) e di considerare il recesso sostanzialemente nullo. Immediata come una saetta la replica: la revoca della manleva è «senza effetto», ha detto il legale Giorgio De Nova, perché contrasta con gli articoli che «impongono alla controparte di comportarsi secondo buona fede e si risolve nella revoca degli impegni».