«Il Sì e il No sono la stessa cosa»

Il comitato Scienza&Vita: «Entrambi fanno quorum e bloccano il Parlamento»

Franco Crosiglia

«È solo questione di logica. E la logica dice che non bisogna andare a votare». All’incontro «La fecondazione assistita verso il referendum» organizzato l’altra sera dall’Anpas al Centro civico di Bogliasco, Anna Maria Panfili - avvocato e presidente ligure del comitato Scienza & Vita - respinge le accuse che da più parti hanno tacciato gli astensionisti di clericalismo, vigliaccheria e, addirittura, ignavia. Hanno partecipato alla discussione il pediatra Marco Cingolani e la pediatra genetista Maria Grazia Vianello. Moderatore il caporedattore del Giornale, Massimiliano Lussana.
Una discussione pubblica importante per cercare di fare chiarezza su un tema difficile, secondo il sindaco di Bogliasco Pietro Canepa: «Sono confuso perché continuo a sentire opinioni diverse da parte di medici e scienziati che però non giustificano in modo adeguato le loro prese di posizione». Panfili invece ha motivato la posizione del comitato a favore dell’astensione con due no decisi: all’abrogazione di una norma che rappresenta il primo serio intervento sulla fecondazione assistita. E all’uso del referendum su una materia tanto complessa. «La vittoria del sì quanto quella del no avrebbero effetti negativi sulla legge. A quel punto, infatti, il Parlamento verrebbe paralizzato e non potrebbe più intervenire. Col mancato raggiungimento del quorum, invece, si potrebbero apportare modifiche importanti».
Cingolani ha ripercorso la storia della fecondazione assistita in Italia (ha 27 anni il primo bambino nato con questa tecnica) e fornito a un quadro non roseo della situazione attuale dell’infertilità: colpisce l’11,3 per cento delle coppie, è dovuta anche alla donna ma è l’uomo che più frequentemente presenta problemi. Aggravati da una cattiva educazione sessuale: «Solo una piccola parte degli uomini infertili o sterili si fa vedere dall’andrologo. E alla fine anche dove il problema sarebbe risolvibile con interventi leggeri non si fa niente, salvo poi ricorrere alla fecondazione assistita. La legge 40, invece, ha stabilito una progressività degli interventi, dal più semplice e meno pericoloso per la salute della donna al più complesso per i casi di sterilità conclamata».
A favore della legge 40 anche Maria Grazia Vianello, che critica le lobby mediche («Spostano la nascita del nuovo essere secondo la convenienza di ricerca e fantasticano sulle cellule staminali dell’embrione di cui non si sa assolutamente nulla: solo le staminali dell’adulto possono essere utilizzate per guarire importanti malattie») e industriali («Ci sono di mezzo i brevetti che muovono interessi enormi e non guardano in faccia a nessuno»).