Sì, gettando altra benzina

Cara Onorevole,
lei sostiene di essere andata a Chiaiano per placare gli animi. In effetti: tutti sanno che è la sua specialità. Dove arriva lei si placano gli animi. In tv, nei dibattiti politici, nei comizi elettorali: si è costruita una carriera politica come placatrice d’animi. Lei è il Gianni Letta del Vesuvio, il nuovo Talleyrand, il Churchill con la pummarola in coppa. Una fine diplomatica, insomma, maestra nell’arte di smussare gli angoli senza alzare mai la voce. Le conosciamo tutte queste sue caratteristiche, no?
Suvvia, dica la verità. Lei a Chiaiano non voleva placare gli animi. Voleva prendersi un pezzo di visibilità. E voleva farlo in mezzo alla gente, come lei stessa ha detto, perché (gliene va dato atto) questa è stata la sua caratteristica da sempre, ciò che la fa apprezzare da molti italiani e che fa impennare gli indici d’ascolto durante i suoi show. Lei è sanguigna, genuina, popolare nel senso migliore del termine. Ci è sempre piaciuta per questo. Ma adesso sia onesta con se stessa. Lo ammetta: pensare di placare una rivolta con un comizio della Mussolini è come pensare di spegnere un incendio con una doppia tanica di benzina.
Si rilegga il mio editoriale. Forse, oltre che la situazione e l’opportunità, non ha capito neppure quello. Non ho insultato nessuno, non ho rivolto accuse fuori luogo. Semplicemente ho notato che la sua presenza nella piazza della rivolta, accanto a un autobus bruciato e ai resti delle bombe carta, era inopportuna. E continuo a pensarlo. Per altro, temo di non essere il solo. Il suo compagno di partito Italo Bocchino, per esempio, vicepresidente vicario dei deputati del Pdl, ieri ha detto: «Invito i politici di tutti gli schieramenti, siano politici di centro destra o di centro sinistra, a stare tutti dalla parte del governo e dello Stato e dunque a non partecipare alle manifestazioni contro l’apertura dei siti per lo smaltimento dei rifiuti. Dietro a questi eccessi si legge chiaramente lo zampino della criminalità organizzata». Lei, cara Mussolini, pensa che anche il suo vicepresidente Bocchino la stia insultando?
Per il resto, c’è poco da dire. Il suo racconto della giornata al telefono con Maroni, La Russa e Manganelli è appassionante come una retrospettiva sul cinema del Kazakistan. E non cambia una virgola sul significato del suo gesto dell’altro giorno. Lei è andata in mezzo ai rivoltosi e ha dichiarato: «Io sto dalla parte della gente». Siccome conosce la politica da tempo, avendola succhiata insieme al latte del biberon, lei sa benissimo che nessuna amabile conversazione telefonica, foss’anche col Papa in persona, potrebbe cancellare il messaggio che lei ha voluto lanciare. E il messaggio era semplice: fra rivoltosi e polizia, io sto coi rivoltosi. Punto.
Questo, per me, è inaccettabile. E il fatto che lei sia un deputato eletto nelle file del Pdl, a mio modo di vedere, rende il tutto ancora più grave. Il resto sono chiacchiere da salotto, che, appunto, potevamo serenamente risparmiarci se lei avesse utilizzato quelle ore per andare al cinema o per leggere un libro. O, magari, per studiare un po’ più a fondo il problema dei rifiuti, che per essere risolto ha bisogno di tutto, tranne che della sua demagogia. E per quanto riguarda il sottoscritto, si tranquillizzi: la domenica pomeriggio l’ho passata, come sempre, in redazione. Osservare e raccontare l’Italia, oggi, è assai più divertente che fare shopping. E, per quanti guai posso combinare, non riuscirò mai a essere al pari con lei.
Mario Giordano