Il S. Giacomo chiuso

Fuori due. Dopo la chiusura dei 130 posti letto del Nuovo Regina Margherita nel 2007, ieri è stata la volta dei 170 del San Giacomo e della dismissione del complesso. E dal momento che non c’è due senza tre, a marzo 2009 toccherà al Forlanini.
Ma nonostante il conto alla rovescia sia partito due mesi fa, la giornata di ieri è stata tutt’altro che indolore. E sul futuro dell’ospedale si innesta il vincolo per l’uso pubblico, come è stato stabilito da un provvedimento approvato ieri dall’esecutivo regionale. Una decisione che non è servita a placare gli animi e a mettere da parte le incertezze sulla garanzia di continuità assistenziale nel Tridente. Infatti a mezzogiorno il presidio è stato temporaneamente assediato dagli aderenti ad Action, dal Comitato lotta per la casa e da alcuni cittadini extracomunitari.
Questo proprio mentre il comitato «Salviamo il San Giacomo» stava svolgendo una conferenza stampa per appoggiare la posizione ereditaria della contessa Oliva, parente legittima del cardinale Salviati che, stando all’atto testamentario, potrebbe rientrare in possesso del bene qualora fosse dismessa l’attività sanitaria.
Il gesto dei manifestanti, capeggiati dal consigliere comunale della Sinistra arcobaleno Andrea Alzetta, ha provocato l’intervento delle forze dell’ordine, che sono state costrette a liberare i vani del nosocomio, perché in quattro e quattr’otto gli occupanti avevano già guadagnato le scale fino al terzo piano. Il tutto mentre l’assessore regionale al Bilancio Luigi Nieri cercava di convincerli a lasciare pacificamente l’immobile. Un comportamento definito «grave» dal consigliere socialista riformista Donato Robilotta. «La Sinistra arcobaleno guida la protesta sfociata poi nell’invasione degli immobili - dice - e Marrazzo addirittura manda il suo assessore al Bilancio a mediare con Action. Credo che questo episodio rappresenti una delle pagine più buie della storia di questa Regione: Marrazzo deve prendere in mano la situazione all’interno della sua maggioranza che, giorno dopo giorno, sta diventando sempre più insostenibile».
«È sospetta la coincidenza - chiosa Federico Guidi presidente della commissione Bilancio in Campidoglio - mentre la giunta regionale approva la norma sull’uso pubblico, ecco arrivare l’occupazione dell’ormai ex ospedale da parte dei centri sociali». Di diverso parere il vicepresidente della Federazione dei Cristiano popolari e consigliere regionale del Lazio, Fabio Desideri, per il quale mantenere la destinazione pubblica del San Giacomo è «uno stratagemma per tenere buoni i gonzi».
Sul futuro del San Giacomo - è il caso di dire - si accettano scommesse anche perché alcuni delegati sindacali autonomi hanno garantito che rimarranno nel presidio a oltranza, a dar man forte alla contessa Salviati, che rivendica la regolare proprietà dell’immobile. L’ultima parola spetterà al Tar il 5 prossimo quando si dovrà pronunciare sul ricorso per la legittimità del provvedimento di chiusura proposto dalla Fials.