S. Giacomo: sit-in per dire no alla chiusura

Sit-in di protesta del centro-destra ieri mattina a via del Corso per dire «no» alla chiusura dello storico ospedale San Giacomo. Augusto Caratelli (Destra) e Maurizio Forliti (Pdl) si sono incatenati simbolicamente al portone. «Questo ospedale chiuderà per volere dei potenti» recitano gli striscioni «San Giacomo, a Marrazzo pensaci tu». Settecento anni di storia stanno per essere cancellati dalla Regione Lazio e da Marrazzo.
Per il più grande nosocomio del centro storico di Roma, edificato nel 1326, è iniziato il count down finale. Al personale è stato già comunicato che dal 1° novembre non si effettueranno più visite. L’ospedale è attualmente in stato di emergenza per la visita del vicepresidente Usa Richard Cheney, da oggi al 10 settembre nella capitale. Ma subito dopo, dall’11 settembre, scatterà il blocco definitivo delle accettazioni. Il 31 ottobre, poi, la chiusura definitiva.
I dipendenti, circa 750, hanno formato un comitato spontaneo: «La chiusura era prevista da tempo - dicono - sapevamo che sarebbe stato aperto un altro ospedale alla Bufalotta, ma poi il progetto è naufragato. Dove andremo?».
Comprensibile la paura per l’assoluta mancanza di certezze per il futuro. «Quello che fa rabbia - prosegue un lavoratore - è che di recente sono stati fatti lavori per 15 milioni, ora il San Giacomo è sicuramente l’ospedale più moderno di Roma. Purtroppo ha il difetto di sorgere in un immobile di alto pregio e valore, ha sempre fatto gola ai grossi imprenditori immobiliari».
Marrazzo ha annunciato che dopo la chiusura del San Giacomo aprirà un poliambulatorio. «Qui non serve un poliambulatorio - replica Forliti - ma un ospedale. L’età media dei residenti è alta, ci sono 160 dializzati. Dove potranno rivolgersi nelle vicinanze per patologie così gravi?».
Un infermiere accompagna i presenti a vedere la sede del futuro poliambulatorio, poco distante, in via Canova 19: «In questi anni è stato utilizzato come deposito... È ridicolo chiamarlo “super-poliambulatorio”. Ha solo tre stanze e neanche gli strumenti per assistere chi arriva in ambulanza».
«Marrazzo vuole chiudere il San Giacomo e poi spendere 10 milioni di euro per entrare nella nuova compagnia che prenderà il posto dell’Alitalia - accusa Caratelli -. Ma chi non sa governare può anche dimettersi. Anzi, deve dimettersi».
Davanti al San Giacomo spicca l’assenza del presidente del I municipio, Corsetti, che pure si era detto contrario alla chiusura. «Ma solo quando ha visto che tutti i residenti e i commercianti erano contro, prima era d’accordo con Marrazzo» replica Forliti.
E il Comune di Roma? Il delegato al centro storico, Dino Gasperini annuncia: «Martedì in conferenza capigruppo chiederemo un consiglio comunale straordinario sul San Giacomo. È da luglio che chiedo un incontro a Marrazzo. Qualcuno dovrà rispondere alla Corte dei Conti di questa situazione assurda. Aspettiamo di vedere il cambio di destinazione d’uso che faranno alla Regione, poi faremo le nostre mosse».
Alla manifestazione ha aderito anche Italia Nostra: «Questo ospedale è una costruzione di pregio architettonico, - rimarca Gemma Mezza, del direttivo romano dell’associazione - risale al ‘300, è legato alla città. Perché si deve chiudere?». La Mezza abita non lontano, ha fondato un circolo tra i residenti: «Tutti gli abitanti del centro sono contrari, perché Marrazzo non vuole sentire anche noi, il nostro parere? Corsetti? Se è contro la chiusura, lo dica con chiarezza. Noi su questa battaglia non lo abbiamo mai visto, dopo il voto è sparito».