"Ségo" Royal delusa in Tv: il centrista Bayrou non la sostiene

Nel dibattito di ieri mattina inutili i sorrisi di Ségolene al leader
centrista. Va a vuoto il tentativo della candidata socialista di arruolare in
diretta il terzo incomodo delle presidenziali francesi. Che anzi
ironizza sui suoi sforzi. Sarkozy attacca tagliente: "Loro parlano nei grand hotel, io al popolo".

Parigi - Ce l’ha messa tutta, Ségolène, cortese e a tratti ammiccante, ma le buone maniere non sono bastate a sedurre François Bayrou, che dopo due ore di dibattito, trasmesso via internet dall’emittente Bfm-tv, ha ribadito che non darà indicazioni di voto al ballottaggio di domenica prossima. Insomma, né con Ségo né con Sarko.
Bayrou corre da solo e corre bene: è apparso molto più preparato, molto più autorevole, molto più naturale di fronte alle telecamere rispetto alla candidata socialista. Certo non può ambire all’Eliseo, ma, dimostrandosi eccellente stratega, è riuscito a far parlare di sé come mai accaduto prima d’ora a un candidato escluso dalla finale. Il suo obiettivo? Accreditarsi come leader di un terzo polo alternativo alla destra e alla sinistra. Ieri ha compiuto un passo avanti approfittando del traino gentilmente offerto da una Royal tanto ansiosa quanto sprovveduta.
Povera Ségolène: in cuor suo sperava che Bayrou potesse rompere gli indugi schierandosi al suo fianco o perlomeno che il dibattito potesse dimostrare un’unità d’intenti tale da convincere gli elettori centristi ancora indecisi a votare per lei. Non ha centrato né un obiettivo né l’altro. E questo spiega la compiaciuta ironia con cui Sarkozy ha commentato l’evento di ieri, che si è svolto a due passi da Place Vendôme, in un albergo lussuosissimo, poco in sintonia con il profilo di due politici progressisti, che si dicono vicini al popolo e ai poveri. Una sede meno sfarzosa sarebbe stata più opportuna. Sarko non si è lasciato scappare l’occasione: «Loro erano lì in un grande hotel, tra una boutique e l’altra, organizzando piccoli intrallazzi, mentre io ero a Valenciennes, nel nord della Francia, in mezzo alla gente comune», è sbottato. Poi se l’è presa con Bayrou («un pessimo perdente»), ma ha snobbato Ségolène, che si è dimostrata un’oratrice mediocre, prevedibile, a tratti persino noiosa e dunque poco temibile in previsione del duello presidenziale in programma mercoledì.
Ieri la Royal ha parlato otto minuti più del leader centrista, ma questo non è bastato a renderla persuasiva. Anzi, in un paio di occasioni ha dovuto incassare gli sberleffi del candidato centrista, che si è chiesto se aveva davanti la Ségolène 1, contraria alle 35 ore, o la Ségolène 2, favorevole. E quando lei gli ha forzato la mano affermando che Bayrou appoggiava con convinzione il suo patto presidenziale, lui l’ha stoppata subito: «Se tutti i suoi sostenitori sono come me allora è messa male…».
Battute a parte, su qualche punto si sono trovati d’accordo; ad esempio sulla necessità di varare riforme istituzionali, che prevedano più poteri al Parlamento, e di indire un nuovo referendum sull’Europa.
I punti di attrito sono stati numerosi, in particolare sulla politica economica della Royal. Bayrou ritiene «assurda e demagogica» la proposta di un salario minimo europeo e attacca la visione statalista di Ségolène: «Non può continuare a far credere ai cittadini che lo Stato può risolvere qualunque problema. Non ci sono più soldi in cassa e bisogna per forza cambiare». Lei ha difeso l’aumento del 5% delle pensioni minime, ma il leader dell’Udf le ha dimostrato che misure di questo tipo non servono a nulla. «Mia madre riceve 640 euro al mese - ha affermato -, 32 euro di aumento non risolverebbero nulla».
I due si sono lasciati con una stretta di mano; Ségo ha mascherato il disappunto sfoggiando un sorriso di circostanza, lui sembrava raggiante. Pensa al futuro, Bayrou; un futuro da leader dell’opposizione.