Ségolène disperata ora si aggrappa a Bayrou

da Parigi

Il centrodestra francese non era mai stato tanto forte negli ultimi tre decenni. Persino nel 1993, quando conquistò quasi 500 seggi sui 577 dell'Assemblea nazionale, ebbe al primo turno una percentuale di voti inferiore al 45,65 registrato domenica scorsa dal blocco degli amici del presidente Nicolas Sarkozy, ossia dall'Union pour un Mouvement populaire (Ump) e dal Nuovo centro. Le sinistre francesi sono al loro minimo degli ultimi tre decenni: appena il 38,94% (compresi i verdi, gli indipendenti e i trotzkisti).
In piena crisi è infine la terza componente di rilievo della politica transalpina: l'estrema destra, ridotta al 4,79%. I seggi attribuiti già al primo turno sono 104, di cui 103 al centrodestra. In moltissime circoscrizioni i ballottaggi sono favorevoli ai candidati di centrodestra e il sistema maggioritario a doppio turno amplificherà senza ombra di dubbio la vittoria dello schieramento favorevole al presidente Sarkozy, che nella prossima Assemblea nazionale avrà una maggioranza dei due terzi e forse persino dei quattro quinti. In termini di seggi, gli istituti demoscopici ne attribuiscono tra i 400 e i 500 al centrodestra, tra i 60 e i 150 ai socialisti e qualche briciola ai comunisti, ai verdi e ai centristi di François Bayrou. Queste tre ultime formazioni politiche avranno tra zero e dieci deputati per cui non potranno formare un gruppo parlamentare (operazione che implica la presenza di venti deputati).
È la prima volta nel dopoguerra che i comunisti non dispongono di un proprio gruppo all'Assemblea nazionale. Quanto all’estrema destra, che ha perso oltre la metà dei propri voti tra le elezioni legislative del 2002 e quelle di domenica scorsa, è praticamente escluso che possa conquistare deputati (del resto già non ne aveva).
I commenti del giorno dopo rilevano che i francesi hanno voluto dare al presidente Sarkozy, 52 anni, i mezzi parlamentari per realizzare la politica di riforme per cui è stato eletto all'Eliseo lo scorso 6 maggio. Al tempo stesso tutti i politologi sottolineano che Sarkozy disporrà di poteri eccezionalmente ampi per una democrazia europea. Poteri di cui dovrà servirsi al meglio visto che non è facile mantenere una popolarità così elevata: solo De Gaulle fu più popolare di lui, nel 1965. A partire da domenica prossima, quando si svolgerà il secondo turno di queste elezioni per il rinnovo dell'Assemblea nazionale, i francesi diventeranno assai esigenti nei confronti di Sarkozy, che dal canto suo pare sicuro di se stesso, del suo programma e dei suoi collaboratori.
Tra gli sconfitti dominano le recriminazioni. Bayrou non era riuscito il 22 aprile (primo turno della presidenziali) a qualificarsi per il ballottaggio, ma aveva pur sempre ottenuto il 18,7% dei voti, ossia la fiducia di quasi sette milioni di francesi. Poi ha svoltato verso il centrosinistra e ha subito la secessione dei suoi deputati (23 su 29) che hanno dato vita al Nuovo centro. Adesso i candidati fedeli a Bayrou, riuniti nel Movimento democratico (MoDem), hanno avuto appena due milioni di voti (7,61%). Come dire che Bayrou ha perso in neppure due mesi la fiducia di cinque milioni di elettori. Un bilancio catastrofico.
Ed eccoci ai socialisti. Pur incassando la seconda sconfitta consecutiva, il partito evita per ora le autocritiche e lancia angosciati appelli contro lo «strapotere» di Sarkozy. Non propone programmi, ma insiste su un solo tasto: la diga contro il centrodestra. Su questa base il segretario socialista François Hollande e la sua compagna (madre dei suoi quattro figli) Ségolène Royal hanno chiesto a Bayrou di spingere i suoi elettori a votare per i candidati della sinistra. Ma Bayrou ha fatto finta di non sentire e non darà indicazioni nelle circoscrizioni (ormai quasi tutte) in cui non sono presenti al secondo turno candidati del suo MoDem. Tra i ranghi di questa forza politica c'è parecchia irritazione verso i socialisti, che - a seconda del loro interesse - propongono il dialogo a Bayrou o lo coprono di anatemi.