Ségolène, la donna che ha costruito un «falso se stesso»

Nostro inviato a Parigi

Quel sorriso, che tanti elettori ha fatto sognare, non è lo specchio della sua anima. E probabilmente nemmeno Ségolène sa davvero chi è lei stessa, perché sin da piccola ha costruito una personalità che non corrisponde alla sua indole più autentica. Gli psicologi lo definiscono un «falso sé», maturato nel corso di un’infanzia difficile, ma non per le ragioni spiegate comunemente dalla stampa.
Il profilo della Royal è quello di una persona meticolosa-ambiziosa, caratterizzato, positivamente, da un’attitudine coscienziosa e controllata; negativamente, da una tendenza alla rigidità e all’autoritarismo. La candidata socialista non lascia nulla al caso: dotata di una grande autodisciplina e di spiccate capacità organizzative, riesce a conciliare impegni apparentemente incompatibili: è madre di quattro figli, è da sempre in politica con incarichi di ministro e di sindaco, ma riesce a prendere cura del suo aspetto, come dimostrano un fisico impeccabile e un volto curato. A 54 anni è in splendida forma.
Ségolène è una persona di grande integrità morale, che ama la semplicità e con tendenze ascetiche: si sente investita da una missione. Non ama il lusso, né i fasti: si accontenta di poco e non è attratta dai vestiti, né dai gioielli. Come Sarkozy, attribuisce grande importanza all’abnegazione, al lavorare duro. In classe è sempre stata una secchiona. All’Ena (l’Alta scuola che forma i funzionari statali), era molto meno brillante del suo futuro marito François Hollande, ma era capace di prepararsi a un esame per notti intere, instancabilmente. Una puntigliosità che la caratterizza anche oggi: non sopporta l’improvvisazione, è convinta che tutto si possa e si debba programmare, anche gli eventuali errori e pretende da tutti la perfezione. È ambiziosa, intelligente e competitiva.
Questo suo bisogno di ordine si riflette nei suoi valori, tutt’altro che di sinistra: crede alla famiglia, alla patria ed è contraria ai matrimoni omosessuali. È tenace, ma priva di flessibilità, soprattutto nei confronti dei suoi collaboratori, che le rimproverano un atteggiamento indisponente con marcate propensioni tiranniche: non gioca di squadra, Ségolène. È un capo che pretende di pianificare tutto da sola e che agli altri chiede solo obbedienza e fedeltà. La sua parsimonia sconfina nell’avarizia; è testarda e possessiva. Una moralista, autoritaria, priva di senso dell’umorismo.
Qualcuno ha scritto: colpa del padre, un ufficiale d’artiglieria che gestiva la famiglia, numerosa, come un reggimento. L’ambiente in casa ha indubbiamente segnato la Royal, ma non tanto per la disciplina, né per le estenuanti sedute di canto gregoriano. A traumatizzarla sono state le costrizioni imposte alla madre: bella, intelligente, laureata in chimica (una rarità all’epoca) fu obbligata dal marito a rinunciare alla carriera per occuparsi solo dei figli. «Ben presto ho capito quali umiliazioni può subire il sesso debole», riconoscerà qualche anno dopo. Ma Ségolène era troppo disciplinata per ribellarsi apertamente e troppo intelligente per sottomettersi. Allora si è difesa maturando un «falso sé», quello che sviluppano i bambini che hanno un temperamento che non corrisponde a quello atteso dai genitori. La rivincita di Ségolène è stata di affermarsi rispettando le regole, assorbendo il rigore insegnato dal padre, ma al contempo dimostrandogli che poteva essere una donna di successo e una buona madre di famiglia.
Così è stato, ma quella costrizione l’ha segnata per sempre. Ségolène è fredda, distante; non sa essere empatica. L’eloquio è costruito, il tono della voce alto, professorale e ciò spiega la difficoltà a trascinare la folla durante i comizi. Anche il fisico rispecchia il «doppio sé»: il sorriso è radioso, seducente; ma le spalle sono immobili e il corpo rigido. Controllata e sempre a modo. Troppo a modo, questo è il problema.