"Ségolène fa troppe promesse". Il suo economista l’abbandona

Eric Besson, responsabile e conomico del partito socialista, lascia in netto disaccordo con la candidata all’Eliseo. Intanto Sarkozy va ancor più su nei sondaggi: al ballottaggio vincerebbe con l'8% di distacco, 54 contro 46%

Parigi - «È una questione di ego», dice il portavoce socialista Julien Dray nel commentare di fronte alla stampa europea le improvvise e inattese dimissioni di Eric Besson dalle sue funzioni di responsabile economico del partito e anche del team elettorale della candidata Ségolène Royal. Tra i collaboratori di quest'ultima la parola d'ordine è chiara: minimizzare. Così le dimissioni del «cervello economico» dei socialisti francesi vengono presentate come un colpo di testa e come una questione di ambizione personale, frustrata dall'ascesa di altri esperti. Jean-Louis Bianco, direttore di campagna della candidata socialista all'Eliseo, si spinge ad ammettere una «rude discussione» tra il dimissionario Besson e il segretario generale del partito François Hollande, compagno di Ségolène Royal e padre dei suoi quattro figli. Ma sul contenuto della lite cala una cortina di silenzio. Anzi, si lascia intendere la solita storia dell'ego frustrato.
Le cose sembrano invece assai più complesse e politicamente più imbarazzanti per la Royal. Besson è legato all'ex primo ministro Lionel Jospin, che nelle ultime settimane ha rifiutato due inviti della candidata socialista ad assistere agli incontri ufficiali della sua campagna elettorale. Jospin, che sognava di battersi in prima persona per la presidenza della Repubblica, considera d'essere stato vittima di gravi scorrettezze da parte della Royal - al momento della lotta interna per scegliere il portabandiera del partito - e preferisce adesso rimanere in disparte. In mancanza dell'Eliseo, se ne sta sull'Aventino. Le dimissioni di Besson sembrano dimostrare insomma la sfiducia dell'intero clan «jospinista» nei confronti di Ségolène Royal. Al tempo stesso si diffonde la sensazione di un isolamento del clan della candidata, che non godrebbe della piena collaborazione delle altre correnti socialiste.
Ma neppure questa spiegazione basta a indicare la gravità politica della scelta di Besson. Sembra, in effetti, che egli abbia assunto una posizione critica nei confronti delle promesse elettorali fatte con molta leggerezza (davvero troppa, secondo lui) da Ségolène Royal nel suo grande meeting di domenica pomeriggio al centro congressi di Parigi-Villepinte, di fronte a una folla di diecimila militanti. La candidata ha tentato di conquistare la fiducia dell'elettorato più marcatamente di sinistra e - per ottenere lo scopo - ha detto che gli stipendi minimi aumenteranno in modo molto sensibile (nessun francese potrà avere un salario mensile inferiore ai 1.500 euro lordi) e ha aggiunto una raffica di promesse considerate «populiste» da vari osservatori politici transalpini. Tutto questo con l'assicurazione di «far pagare i ricchi». Ma il responsabile economico del partito ha visto che un programma tanto dispendioso avrebbe sforato le previsioni di bilancio della stessa candidata e ha preferito non rendersi corresponsabile di un'iniziativa di sapore demagogico. Del resto, com'è stato già riferito ieri su queste colonne, un sondaggio effettuato per conto del quotidiano Le Figaro indica che i francesi hanno accolto male il discorso con cui Ségolène Royal ha enunciato domenica scorsa il suo programma elettorale: l'opinione pubblica non pare disposta a credere a qualsiasi promessa.
Adesso le funzioni di Besson sono state attribuite all'ex ministro delle finanze socialista Michel Sapin, grande amico della Royal, che certo non la tirerà per la giacchetta nel nome del realismo economico. Però la situazione della candidata socialista si è fatta molto seria perché il discorso di domenica scorsa doveva segnare un rilancio che non c'è stato. Proprio ieri il quotidiano Le Parisien ha pubblicato un sondaggio secondo cui il candidato del centrodestra Nicolas Sarkozy dominerebbe sia il primo sia il secondo turno delle presidenziali, in calendario per il 22 aprile e per il 6 maggio. Sarkozy arriverebbe al 33% dei voti al primo turno contro il 26 della Royal, il 14 di Le Pen e il 12 del centrista Bayrou. Al ballottaggio Sarkozy otterrebbe addirittura otto punti percentuali più della sua rivale socialista: 54 contro 46%.