Ségolène promette «una Francia meticcia»

Ma il leader no global Bové, rivale alle elezioni, le ruba la scena dopo una condanna per aver distrutto colture Ogm

nostro inviato a Parigi
Nei sondaggi va giù, sempre più giù. E allora ecco un’altra Ségolène, improvvisamente aggressiva e, soprattutto, decisamente a sinistra. Martedì sera ha parlato di fronte a seimila sostenitori parigini e in apparenza sembrava la solita Royal: pettinata con cura, vestita come una signora della buona borghesia ma senza sfarzo: niente collane, né spille, né orecchini. Rassicurante e sorridente. Ma non appena ha iniziato il suo discorso si è capito che il look non corrispondeva più al messaggio politico. E che la candidata socialista mirava a rimotivare l’elettorato di sinistra, anziché tentare di sedurre quello moderato, come aveva fatto fino a due giorni prima. E che sinistra: quella, estrema, che non ama il capitalismo. A sentirla sembrava, a tratti, una trotzkista o una no global.
Non aveva calcolato, però, che poche ore dopo il vero leader degli antisistema, José Bové, le avrebbe rubato la scena. Ieri pomeriggio un tribunale lo ha condannato a quattro mesi di prigione per aver distrutto nel 2004 delle coltivazioni di mais geneticamente modificato. E ora rischia di dover trascorrere la campagna elettorale dietro le sbarre. I tempi di applicazione della pena verranno decisi nei prossimi giorni e molti osservatori ritengono che l’arresto verrà rinviato a dopo le elezioni, proprio per ragioni di opportunità politica. Ma è innegabile che il baffuto Bové, a cui non è stata revocata l’eleggibilità, abbia tutto da guadagnare da questa vicenda: già ieri i terzomondisti, i Verdi e i circoli alternativi sono insorti protestando contro quella che considerano «una palese ingiustizia». Sui blog è divampata la polemica e non è difficile prevedere un’impennata dei consensi per l’ideologo dei no global: accreditato di un 4%, ora che appare come un martire potrebbe superare il 6%.
Insomma, cattive notizie per Ségolène, che martedì sera «ha attaccato i conglomerati della finanza e dei media», sostenendo «che hanno tutto da perdere se la gauche vincerà le elezioni». Senza mai nominarlo, ha accusato Sarkozy «di voler instaurare una nuova oligarchia di destra, che ha come unico scopo la difesa dei propri privilegi, dei propri abusi, delle proprie clientele, della propria impunità». La Royal si è scagliata «contro il profitto rapace, puzzolente, arrogante» di un leader che sa «ricorrere solo ai colpi bassi», con la complicità dei media. Già, quei media che fino a poche settimane fa la stessa «Ségo» coccolava ed elogiava e che da quando si sono mostrati meno ingenui e compiacenti sono diventati improvvisamente disonesti e manipolatori.
Ha biasimato il candidato del centrodestra, sospettandolo di aver copiato slogan «della destra neoconservatrice americana» e «dei dittatori brasiliani quando ha dichiarato, rivolto agli immigrati: amate questo Paese o abbandonatelo». Lei, al contrario, ha promesso una Francia «multipla, colorata e meticcia, capace di essere fedele ai propri valori», una «Francia che avrà nella diversità la propria forza». Nell’impeto ha tacciato il proprio rivale di essere «bushista», di «dire tutto e il contrario di tutto», evidenziando «le sue messinscene berlusconiane». Insomma, lei che delle élite fa parte, ha tentato di accreditarsi come il candidato del popolo.
Ci è riuscita? Alla sinistra più ideologica ed emotiva la sua sterzata è piaciuta, ma bastava osservare i volti di alcuni leader del Partito socialista, seduti in prima fila, per cogliere le loro perplessità: su tutti quello, tetro, di Dominique Strauss-Kahn, l’ex superministro dell’Economia e liberale convinto. A lui una Ségolène nemica del mercato e del profitto non piace; e nemmeno, verosimilmente, a quella piccola e media borghesia che tutti corteggiano.
La strategia della Royal appare chiara: ricompattare l’elettorato di sinistra al primo turno e poi sterzare al centro per il ballottaggio. Ma non è detto che sia vincente. Bové le sottrarrà molti voti sulle estremità, mentre il candidato centrista Bayrou è sempre più apprezzato tra i socialisti moderati. I sondaggi lo danno al terzo posto, con il 15% dei consensi, e in costante crescita. Potrebbe essere lui la grande sorpresa di queste elezioni.