Ségolène tenta il contrattacco e cambia in corsa la sua squadra

Anche il ballottaggio a rischio: cresce Bayrou, il terzo incomodo

da Parigi

La candidata socialista all’Eliseo, Ségolène Royal, cerca di partire al contrattacco rivoluzionando la propria strategia elettorale. Il suo sogno era quello di presentarsi come un personaggio al di sopra delle correnti socialiste: una «Giovanna d’Arco» della sinistra, senza macchia, senza paura e soprattutto senza compromessi con gli «elefanti», come vengono soprannominati i leader storici del suo partito. Adesso che sta crollando nei sondaggi, la Royal smette i panni della «grande leader» per indossare quelli più modesti della mediatrice tra le varie anime del socialismo transalpino. Accetta insomma il diretto condizionamento degli odiati «elefanti» e dei loro ancor più odiati portaborse. Questa settimana Ségolène Royal renderà nota la composizione della suo nuovo staff elettorale, che dovrebbe essere più rappresentativo dell’insieme del partito. Lo ha annunciato lei stessa ieri, spiegando la nuova scommessa col bisogno di dar vita a una «squadra più compatta». In realtà le occorre una squadra più rappresentativa.
L’ex primo ministro Laurent Fabius è stato sollecitato a partecipare direttamente alla campagna di Ségolène, ma ha assunto una posizione sfumata: accompagnerà la candidata in occasione di alcuni comizi, ma eviterà di impegnarsi anima e corpo. C’è incertezza anche nella corrente socialdemocratica dell’ex ministro dell’Economia Dominique Strass-Kahn. Negli ambienti vicinissimi sia a Stauss-Kahn sia a Fabius (avversari della Royal alle primarie socialiste) si fa notare che la candidata si è svegliata un po’ tardi: finché i sondaggi la vedevano in testa (ossia fino a gennaio) non si è sognata di contattare direttamente i rivali da lei stessa sconfitti. Adesso corre ai ripari, ma il danno è fatto. Gli «elefanti» meno propensi a impegnarsi sono gli ex primi ministri Michel Rocard (che ha poco seguito nel partito, ma che è apprezzato dall’opinione pubblica) e soprattutto Lionel Jospin, la cui corrente socialista è invece molto rilevante e di fatto controlla il comune di Parigi. Se nel futuro staff della Royal non entreranno esponenti di primo piano delle correnti di Fabius, Strauss-Kahn e Jospin, la campagna presidenziale della candidata sarà davvero in salita.
Ieri per Ségolène sono giunte due pessime notizie. Per la prima volta un sondaggio la vede indietro di ben dieci punti rispetto al suo principale avversario: il leader del centrodestra Nicolas Sarkozy. Se il ballottaggio avesse luogo oggi, «Sarko» avrebbe il 55 per cento dei voti contro il 45 della Royal. Ma neppure l’accesso al ballottaggio è ormai scontato per Ségolène: un’altra indagine demoscopica afferma che il 55 per cento dei francesi vorrebbe la partecipazione del leader centrista François Bayrou al duello finale (in calendario per il 6 maggio) tra i due candidati meglio piazzatisi al primo turno (22 aprile). Affiora dunque l’ipotesi di un ballottaggio tutto nel centrodestra, tra Bayrou e Sarkozy. Ipotesi improbabile, ma ormai non impossibile.