«Sì, ho l’Aids e voglio infettare tutte le donne»

Sconvolto da cocaina e hashish si mette a gridare «Sono sieropositivo e voglio infettare tutte le donne» e impone alla sua ospite, un’altra disperata come lui, un rapporto non protetto. E ora lei separata, senza più casa e figli, affidati a una comunità, si trova a fare i conti con un altro capitolo della sua storia di dolore: il timore del contagio.
Roberto Callera ha 46 anni e alla spalle una vita bruciata tra droghe e un rosario di furti e rapine. Un’esistenza spericolata che l’ha marchiato per sempre: malato d’ Aids. Mai avuto famiglia, persi i genitori, riesce a rifugiarsi, regolarmente, in un alloggio Aler di via Ciriè. I suoi amici, sbandati come lui, un paio di settimane fa gli presentano una belga di 32 anni che passa le notti al dormitorio pubblico di via Ortles. La donna è arrivata a Milano per sposarsi con un italiano, da cui ha due figli. Anche la sua è una storia di disperazione: si separa, perde la casa, perde i figli. Da un decina d’anni vaga per le strade della città, cercando di sopravvivere a sopraffazioni e violenze, come quella subita nel 2002 quando viene stuprata nei pressi della Centrale.
Due disperati insomma che invece di sorreggersi a vicenda, continuano a distruggersi. L’altra sera verso le 23 arriva una telefona piuttosto confusa che richiede l’intervento di una volante in via Ciriè. La polizia trova in strada un uomo semivestito e una donna con qualche ecchimosi al volto. Il risultato dei suoi rifiuti. Lei infatti racconta delle due settimane trascorse in casa di Callera, e anche dei rapporti sessuali, sempre protetti. Almeno fino alla mattinata, quando strafatto di «roba» vuole fare l’amore senza preservativo. Aggiungendo qualche sganassone per convincerla. Per alla fine urlare tutto fiero: «Ho l’Aids e adesso voglio infettare tutte le donne». Nel pomeriggio torna alla carica, lei resiste e giù altre sberle, ma questa volta lei riesce a resistere. Poi all’ultimo all’assalto alla sera chiama il 113.
Più tardi in ospedale i medici confermano il racconto della donna, ma anche quello di Callera, tossicomane e sieropositivo. Per lei ora si prospetta un lungo periodo di angoscia in attesa che analisi smentiscano il possibile contagio.