«Sì, l’ho insultato ma al giornalista ho fatto pubblicità»

nostro inviato

ad Appiano Gentile

«Apro il cuore e dico quello che penso».
La notizia è che José Mourinho ha ripreso colore, anche ritmo, ha ammesso di aver sbagliato, andrà davanti al procuratore federale, non si aspetta squalifiche e non presenta scuse pubbliche. Poi, dopo aver fatto quel minimo indispensabile di outing, ha tirato un po’ di sciabolate in giro, senza fare nomi ma dando riferimenti sufficienti ad individuare il bersaglio: «Non sapevo di questo accordo con qualcuno della stampa. Non sapevo che quel giornalista aveva il permesso per stare in un posto dove non doveva stare. Se lo avessi saputo non sarebbe successo assolutamente nulla, ma questo è un episodio che ne segue altri, avevo già detto in passato che non volevo giornalisti nello spazio dove c’è il pullman in attesa della squadra. Lì si crea una situazione intima, è un posto particolare, privilegiato, si possono capire parole e umori, non mi va che certe cose escano. Da mesi dico che non voglio giornalisti lì, e l’ho detto anche a Ramazzotti. Poi l’ho rivisto lì dopo la trasferta di Barcellona, ho chiesto alla sicurezza e a Roberto Scarpini di Inter channel che non volevo che quel signore si trovasse lì. Invece è continuato tutto e a Bergamo ho sbagliato, ho usato una frase che non voglio ripetere. Ho sbagliato ma non ho aggredito nessuno fisicamente».
Atmosfera abbastanza tirata.
All’inizio.
La versione di Josè cambia un minimo lo scenario, presenti le persone a cui faceva riferimento. Assente Ramazzotti invitato a sbugiardarlo se i fatti narrati non fossero questi: «Di chi è la colpa? - si è domandato -. La colpa è mia perché l’offesa è mia. La colpa è sua perché sapeva che io non lo volevo lì. La colpa è anche di qualcuno dell'area tecnica che non ha fatto niente per evitare che succedesse tutto questo».
Quando gli hanno ricordato che il fatto rimaneva gravissimo, Josè non si è scomposto, quando gli hanno ricordato che in Inghilterra lo avrebbero fucilato, neppure, e quando gli hanno chiesto se sapeva dare una motivazione alla decisione di non scusarsi con il collega, Josè l'ha data: «Se fosse qui mi scuserei, lo farei in privato perché quanto è successo era un fatto privato diventato pubblico, ma se lo ritrovo in quel posto alla prossima partita, gli dico nuovamente che non può stare lì perché la porta aperta di un pullman non è il posto per lavorare. Sicuramente lo farei usando altri termini. Ma lasciate stare l’Inghilterra, lì è impossibile per la stampa lavorare in zone in cui non ha accesso». Poi ha aggiunto «con un po’ di umorismo: mi aspetto un regalo di Natale da lui, perché fino ad oggi il Ramazzotti famoso era Eros, da qualche giorno è Andrea...». Un fiume in piena: «Il mio presidente si è scusato con il vostro collega? Lui fa quello che deve fare. Il mio sbaglio è grave quanto quello di chi non rispetta le regole. Non mi aspetto squalifiche, non le accetterei, tutto questo non ha nulla a che fare con l’ambito sportivo. Ma mi aspetto una punizione da parte della società, il suo allenatore non deve dire queste cose».
Atmosfera sempre meno tesa. Assente parte della stampa, Josè ha commentato: «Batto le mani quando avverto che c’è solidarietà. Applaudo chi non è qui per solidarietà con Ramazzotti, a patto che però non sia davanti al televisore a guardare questa intervista su Inter Channel, altrimenti questa è mancanza di personalità. Ma io non cambierò e continuerò a fare le mie conferenze stampa».
Ha detto dell'altro Josè. Ha detto che a gennaio, complice l’assenza di Eto’o impegnato in coppa d’Africa, gli piacerebbe avere un attaccante: «Mi piacerebbe avere un attaccante, ma è impossibile avere nello stesso giocatore tutte le caratteristiche di cui abbiamo bisogno. Pandev non è Toni in area e Toni non è Pandev in velocità. Anche Cavani ha le sue caratteristiche. E poi Cavani è del Palermo, Toni del Bayern e Pandev della Lazio. Nessuno è libero e nessuno è facile da avere. Sta alla società». Ha detto anche che con la società le cose non vanno benissimo e se ne è compiaciuto: «Perché questo è il miglior modo per parlarsi e migliorare. Scricchiolano e meno male. Volete sapere se fra me e il presidente sta succedendo qualcosa? No, ci siamo parlati, va tutto bene, non ci sono questioni extra-calcistiche dietro, è stata solo una settimana che non mi è piaciuta perché sono successe delle cose e non ho avuto la possibilità di spiegarmi. Spero che torni il buon umore».
Ieri sera, 15 dicembre verso sera, sembrava l'allenatore dell'Inter a vita.