«Sì alla legge Biagi e al dialogo con Cgil, Cisl e Uil»

Il segretario Ugl, il sindacato vicino alla destra: «La riforma è servita a superare i co.co.co. Vogliamo festeggiare il primo maggio insieme»

Antonio Signorini

da Roma

L’Ugl è contraria alla cancellazione della Legge Biagi perché è servita a superare i co. co. co e a lanciare il collocamento privato. E anche perché la riforma del lavoro può costituire una «buona base di partenza» per il dialogo tra le parti sociali. A sostenerlo è il segretario generale Renata Polverini. Il sindacato tradizionalmente vicino alla destra sta per festeggiare per la prima volta il 1° maggio in piazza. E non esclude che in futuro l’Ugl possa farlo insieme a Cgil, Cisl e Uil. Ma ai tre confederali storici lancia una sfida: siate autonomi dalla politica, come noi lo stiamo stati in questi cinque anni.
Volete cancellare la Biagi, come la Cgil di Guglielmo Epifani?
«No. Noi abbiamo riconosciuto che la legge Biagi ha modificato alcune situazioni precedenti che non funzionavano, come i famosi co. co. co che sono scomparsi per fare spazio a contratti un po’ più stringenti e meno precari. Abbiamo riconosciuto la validità dei centri per l’impiego che avvicinano chi offre lavoro a chi lo cerca. Su alcune questioni eravamo dubbiosi prima e lo siamo anche ora. Ad esempio vengono individuate troppe tipologie di contratti, tanto che molte non vengono utilizzate dagli imprenditori. Poi siamo molto critici sulle modifiche apportate al part time. Non ci sono abbastanza certezze sugli orari».
Quindi nessuna cancellazione o riscrittura?
«No, la legge Biagi è una buona base per lavorare».
Pensate, come la Cisl, che eventuali modifiche vadano prima concordate tra le parti?
«La legge Biagi aveva già 43 punti che venivano rinviati alla contrattazione. E questo è il principio che deve continuare a valere. Prima che il Parlamento ci metta mano bisognerà che le parti trovino un’intesa. E questo vale soprattutto per i sindacati. Le posizioni sono ancora distanti, ma bisognerà trovare un avviso comune prima di avviare i tavoli. Un po’ come facemmo con il contratto di inserimento».
E l’Ugl come si posizionerà rispetto a Cgil, Cisl e Uil? Sulla riforma dei contratti, ad esempio, siete più vicini al sindacato di Epifani...
«Per noi l’impianto del contratto nazionale è invalicabile».
Siete d’accordo anche con la legge sulla rappresentanza, che vogliono sia la Cgil sia l’Unione?
«Siamo contrari. Anche perché conosciamo l’esperienza del pubblico impiego, dove è servita solo a far moltiplicare il numero dei sindacati».
A quando un 1° maggio festeggiato insieme da Cgil, Cisl, Uil e Ugl?
«È nei miei auspici. Stiamo lavorando a costruire rapporti sempre più stretti con le altre organizzazioni storiche, ma i tempi non sono ancora maturi. Per il momento non era opportuno accelerare. Un giorno accadrà».
Quest’anno dove festeggerete la festa dei lavoratori?
«A Terni, con una manifestazione davanti alle acciaierie, un corteo per la città e un comizio. Terni è una città simbolo. È stata la sede della grande industria di stato. Ed è stata una città dove i posti di lavoro sono stati salvati da un’azione positiva del sindacato».
Con il governo dell’Unione è a rischio l’autonomia sindacale?
«Noi abbiamo dimostrato in questi cinque anni di essere autonomi. Non abbiamo avuto timori a prendere posizioni nei confronti di un governo che secondo qualcuno era nostro amico. Mi auguro che le altre organizzazioni facciano altrettanto».