S. Lorenzo Veltroni chiuse un occhio sull’okkupazione, Alemanno dovrà pagare

Centro sociale Esc? Veltroni: «Questione risolta». Con queste parole, due anni fa, l’ufficio stampa del sindaco archiviava il caso. Ma con poca lungimiranza, perché la questione potrebbe costare ora alle casse comunali più di 500mila euro, in danni. Questa è, infatti, la cifra quantificata dalla proprietà dello stabile dopo ben cinque anni di occupazione; e a risponderne sarà proprio il Comune di Roma. La storia comincia nel novembre 2004, quando un capannone sito in via dei Reti, a San Lorenzo, viene «conquistato» dagli attivisti di Action. Lo scopo è quello di farne un centro sociale. Peccato che, più che alla riserva immobiliare del Comune, attingessero a quella di un suo impiegato della tesoreria, il signor Pietro Tuccini, che aveva comprato il locale all’asta e per di più con un mutuo. La vicenda, all’epoca, aveva assunto un corso tortuoso. Alla fine, il Campidoglio aveva deciso di farsi carico del problema proponendo una permuta: lo stabile occupato in cambio del deposito adiacente in usufrutto all’Ama. Tuccini acconsente, anche se, seccante postilla, data la maggior metratura del locale, è necessario il pagamento di una differenza. Nei mesi successivi il Comune latita. Solo una lettera, datata 27 gennaio 2006, nella quale si conferma di voler mantenere gli impegni. Poi, più nulla. Si arriva così al 31 gennaio 2007. Sono le otto, quando al centro sociale bussano alla porta polizia e ufficiale giudiziario: è il via allo sgombero. Ma dura poco, appena undici ore. Il tempo lasciato agli occupanti, che intanto si sono radunati in corteo, di ottenere la rimozione dei sigilli. Al resto penserà lo stesso Veltroni, che rassicurerà direttamente il portavoce degli occupanti, Francesco Raparelli, sulla “felice conclusione della vicenda”. La proprietà si era mostrata disposta a una trattativa, l’Esc era salvo. Tuttavia, mesi dopo, saltata l’intesa, Tuccini, che assieme alla permuta aveva sperato anche in un risarcimento, si rivolge nuovamente alla legge per farsi riconoscere il maltolto. Ed è a questo punto che accade l’impensabile. Infatti, con la sentenza del 30 giugno 2008, il Tribunale civile di Roma rigetta il ricorso per la reintegrazione dell’immobile e dà ragione agli occupanti. Mancante l’“animus spoliandi” si legge nel testo, ossia la volontà di spoliazione, determinante per il buon esito del procedimento, che il giudice nega in virtù delle dichiarazioni di Raparelli, chiamato in giudizio dalla proprietà. Pertanto l’istruttoria svolta «consente di affermare con tranquillità che nessuno spoglio è stato operato». Oltre al danno, la beffa. Poco male per Tuccini se, come lui stesso prevede, potrà avvalersi oggi, data della prima udienza della causa, anche di questa ragione per chiedere un risarcimento, il cui importo di 500mila euro, è stato calcolato però solo fino al maggio 2008. Inoltre, qualche settimana fa, un’ordinanza salva-Esc ha destinato all’«officina culturale» proprio quello spazio adiacente allo stabile attualmente occupato, e cioè il deposito comunale in gestione ad Ama, in via del Verano, nel quale Tuccini sin dall’inizio aveva chiesto fosse spostato il centro sociale. Nota curiosa è che, per festeggiare, anche l’Atelier usi buone maniere. Per controfirmare l’ordinanza Esc, all’acronimo «Eccedi Sottrai Crea», ha preferito difatti il vestito delle occasioni, l’associazione «European Studies Connection».