Sì alla manovra, ma Tremonti aspetta La sfida decisiva sarà lunedì in Borsa

Dopo il via libera alla manovra (<strong><a href="/a.pic1?ID=535134">scheda</a></strong>), rigoroso silenzio del ministro prima che parli piazza Affari. Ma si concede una battuta sul caffè con Fini: &quot;Speriamo abbia pagato&quot;. <strong><a href="/interni/non_consegno_litalia_pm_come_92__berlusconi_teme_speculazione_e_leffetto_domino_che_potrebbe_essere_innescato_voto_caso_papa/16-07-2011/articolo-id=535140-page=0-comments=1">Il Cav teme la speculazione</a></strong>: &quot;Non consegno l'Italia ai pm come nel '92&quot;. E sui mercati: &quot;L'aggressione può tornare&quot; 

Roma - Alla Camera ieri non c’era solo lui, ma i riflettori non si sono spostati nemmeno un attimo da Giulio Tremonti. Apparentemente con scarso successo visto che il ministro dell’Economia ha schivato per tutta la giornata cronisti e peones e non è intervenuto pubblicamente nemmeno nell’Aula di Montecitorio per il rush finale della manovra.
Per il ministro dell’Economia fanno fede le interviste e ieri c’era quella rilasciata al Wall Street Journal per rassicurare i mercati mondiali sulla tenuta dei conti italiani e rivendicare l’approvazione in tempi velocissimi del decreto. La politica nazionale ha fatto un passo indietro, si è rifatta viva solo per attenuare i tagli anti casta, ma la partita che si è giocata in questi giorni, e che continuerà anche questo fine settimana, è di quelle che la classe dirigente del Belpaese non ama e che, invece, piacciono molto a Tremonti. Istituzioni italiane di fronte agli investitori internazionali, impegni con l’Europa rispettati e istituzioni di Bruxelles da bacchettare: «Avanti o facciamo la fine del Titanic».
Partita talmente internazionale e tremontiana che ieri hanno fatto da sfondo persino gli incontri e i vertici ai quali ha partecipato il ministro. Quello con il premier Silvio Berlusconi e il leader della Lega Nord Umberto Bossi. Quello con il presidente della Camera Gianfranco Fini, che gli ha offerto un caffè e ha motivato: «Vista la situazione del governo». Poi lo scambio di battute in Aula con il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini.
Ai giornalisti, e non solo a loro, premeva solo sapere se il ministro dell’Economia è preoccupato per la riapertura delle borse lunedì mattina. Quando, a bocce ferme, i mercati decideranno se la manovra è sufficiente oppure no.
Tentativi andati tutti a vuoto. O quasi. Perché a un certo punto il ministro ha risposto suggerendo ai cronisti due letture di Georges Simenon. Tre camere a Manhattan e Il Presidente. «Bellissimo», ha detto parlando dell’ultimo libro. Le sinossi spiegano che si tratta della storia di un uomo anziano e molto potente, a un passo da diventare presidente, che viene controllato perché qualcuno lo ritiene pericoloso. Facile trarre conclusioni da retroscenisti e vedere dietro l’uomo potente il premier o lo stesso Tremonti che i retroscena danno in corsa un giorno per un esecutivo di salvezza nazionale, un altro per un governo di transizione e un altro ancora per la guida del centrosinistra. Ma il rischio è di fare lo stesso errore di chi ha tradotto la frase sul Titanic in chiave italiana, mentre si trattava del vecchio ragionamento sulla politica europea che deve cambiare e agire se non vuole naufragare.
Anche l’altro libro dello scrittore belga si presta a una lettura tutta interna alla maggioranza. I protagonisti sono «così tenacemente avvinti l'uno all'altro che la sola idea della separazione risulta loro intollerabile». Ma forse a Tremonti questi ragionamenti non sono passati nemmeno per la testa, tanto che, mentre i cronisti cercavano di interpretare il significato delle letture consigliate, il ministro si preoccupava del caffè che gli aveva offerto Fini alla buvette della Camera: «Speriamo abbia pagato».