S. Marino, l’ombra della mafia russa sul casinò voluto dal centrosinistra

Pierangelo Maurizio

da San Marino

D'accordo che San Marino da secoli ha offerto asilo a fuggiaschi di ogni tipo, e che qui Garibaldi inseguito dagli sbirri pontifici si oppose fermamente alla «proposta di resa» come dice il muro di fronte alla chiesa di San Francesco (nella fuga ci rimise la penne, sfinita, la bella Anita, giù tra le paludi di Ravenna). I turisti ciabattano sui ciottoli in salita della strada per la Rocca. Pochini, a dir la verità, e quel che è peggio con un'aria da poveri: prevalentemente dell'est, arrivano per una manciata di ore da Rimini (che dista una ventina di chilometri), passano davanti alle vetrine che traboccano di borse da 6 euro e false spade giapponesi, e se ne rivanno. Insomma c'è aria di crisi. Ma a infiammare la Repubblica abbarbicata sul Monte Titano è altro. Perché ora l'«antica terra di libertà» vuole ospitare roulette e slot machine. E il dibattito si arricchisce di veleni sui soldi - tanti - che sarebbero girati e sulle cifre che sarebbero state versate a questo e a quel politico da colossi mondiali del gioco d'azzardo, compreso lo spettro della mafia russa.
Certo non aiutano le voci su incontri di esponenti sammarinesi avvenuti anche recentemente - questione di pochi giorni fa - a bordo di misteriosi panfili al largo della costa adriatica. Ma veniamo ai fatti.
E i fatti sono questi. A settembre su questa storia comincerà i lavori la commissione d'inchiesta del Consiglio grande e generale (il parlamento). Un'indagine preliminare è stata affidata al colonnello Achille Zechini, comandante della Gendarmeria ed ex vicequestore della polizia italiana, e al segretario dei Capi reggenti, Giovanna Crescentini. «Dobbiamo verificare l'autenticità delle dichiarazioni attribuite al senatore Paolo Guzzanti e di una lettera inviata dalla società canadese Trillium gaming», dice il comandante Achille Zechini, «ma anche accertare se e chi tra i sammarinesi ha sollecitato questi documenti a fini di strumentalizzazione politica». Il 27 agosto consegneranno il loro rapporto.
L'idea del casinò per la prima volta è comparsa, nero su bianco, nel programma del nuovo governo nato dalle elezioni del 5 giugno e composto dal Partito dei socialisti e dei democratici (Psd, in pratica ex partito comunista ed ex partito socialista di San Marino), Alleanza popolare (una sorta di Margherita) e Sinistra unita (Rifondazione e sinistra estrema). La Democrazia cristiana, pur rimanendo il partito di maggioranza relativa con il 32 per cento, è finita invece all'opposizione.
A far scoppiare il caso sono stati Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia, e Gabriele Gatti, capogruppo della Dc e per sedici anni ministro degli Esteri di San Marino. Dice Gatti: «Non è solo il casinò. Il rischio vero è che qualcuno si compri San Marino. Si compri cioè uno Stato incuneato nel cuore dell'Italia». Ha ribadito Paolo Guzzanti: «Come parlamentare italiano non desidero che la Repubblica del Titano diventi una Las Vegas della malavita russo-ucraina-ex Unione Sovietica». La lettera inviata il 21 luglio dalla canadese Trillium gaming, una delle più importanti società che gestiscono case da gioco al mondo, chiama in causa due politici della maggioranza di centrosinistra. Il presidente e amministratore delegato della Trillium, Domenic Alfieri, scrive di aver pagato nel '99 per una consulenza centocinquantamila dollari canadesi (circa centomila dollari Usa) ad Alvaro Selva - avvocato, che è stato per molti anni segretario (ministro) all'Interno e ora deputato per il Psd seppure senza incarichi di governo - e di aver incontrato nel 2001 Fiorenzo Stolfi, l'attuale segretario degli Esteri di San Marino. Ma all'epoca, nel '99, Alvaro Selva non era un rappresentante del popolo e lui si difende sostenendo di essere stato pagato per una «prestazione professionale». Quanto all'incontro con Fiorenzo Stolfi secondo lo stesso Alfieri fu solo «una visita di cortesia».
L'altra certezza è che qualche anno fa lo Sco della polizia italiana drizzò tutte le antenne, e avviò un'indagine, quando si erano intensificati i contatti con alcune società austriache del ramo, dove, secondo gli esperti, l'infiltrazione della mafia russa ha raggiunto i livelli più alti.
Altrettanto certo è che, se il progetto del casinò andrà avanti, la palla passerà al ministro Massimo D'Alema. Per far girare le roulette infatti deve essere rivisto il trattato del '53 con l'Italia nel quale San Marino si impegnava a non avere un casinò. Dicono che anche la federazione dei Ds di Rimini, o una parte della federazione, sia tra coloro che caldeggi particolarmente l'idea.
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