Sì alla multa da 115 milioni per il colosso delle tlc

Wind, Fastweb e Bt potrebbero chiedere i danni per pratiche anticoncorrenziali

da Milano

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Telecom Italia contro la decisione del Consiglio di Stato che aveva confermato la multa di 115 milioni di euro per violazioni Antitrust. Passa così definitivamente in giudicato la decisione del Garante della concorrenza che aveva sanzionato, nel novembre del 2004, comportamenti abusivi di Telecom nel mercato telefonico dei clienti business. In particolare, l’Autorità aveva riconosciuto una strategia, definita a livello centrale, volta a escludere i concorrenti dal mercato dei servizi finali all’utenza aziendale attraverso l’utilizzo di condizioni contrattuali, come clausole di esclusiva, tali da vincolare a Telecom una parte significativa dell’utenza aziendale e la formulazione di condizioni economiche e tecniche nelle offerte alla clientela non replicabili dai concorrenti.
Telecom Italia aveva richiesto alla Cassazione di dichiarare la carenza assoluta di potere dell’Authority per le telecomunicazioni presieduta da Corrado Calabrò in materia di tlc, stante il ruolo dell’Autorità di regolazione del settore. Il definitivo passaggio in giudicato della decisione dell’Antitrust permetterà ai concorrenti (che sono poi gli stessi che nel 2001 avevano promosso l’azione, ossia Wind-Infostrada, Albacom oggi Bt e Fastweb) di promuovere contro Telecom Italia azioni di risarcimento dei danni subiti negli anni in cui i comportamenti abusivi si sono verificati. Danni che potrebbero essere quantificati dagli operatori telefonici concorrenti in diverse centinaia di milioni di euro, dato che il mercato di riferimento è di oltre 3 miliardi di euro l’anno.
La multa all’origine era di 152 milioni di euro che è stata poi ridotta dopo un ricorso di Telecom al Tar del Lazio (che aveva abolito l’ammenda) e un contro ricorso dell’Antitrust stessa al Consiglio di Stato che aveva ristabilito la multa riducendola a 115 milioni di euro.
Anche contro quella sentenza la Telecom ha fatto ricorso invocando la mancata competenza dell’Antitrust. Alla fine, però, la Cassazione ha riconosciuto la piena competenza dell’Antitrust a deliberare in materia.