Sì al nucleare e Vendola Dopo appena un giorno la sinistra è già spaccata

RomaAppena ha parlato, subito la sinistra gli è saltata addosso. A ventiquattr’ore dalla nomina, il neoministro dell’Ambiente Corrado Clini ha espresso la prima valutazione della sua nuova carriera: «Di base la tecnologia nucleare - ha detto alla trasmissione umoristica di Radio Due Un giorno da pecora - rimane ancora, a livello globale, una delle tecnologie chiave. Quindi: sì, a certe condizioni». L’atomo è «un’opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato». È stata solo un’apertura, un commento, non una presa di posizione, tenuto soprattutto conto che della materia non si parlava più dal referendum di giugno. Ma i democratici e i dipietristi l’hanno sbranato in un sol boccone. Sono bastate poche ore e Pd e Idv hanno calato la maschera della larga intesa perfetta. Il nucleare è diventata la polemica del giorno. Il giorno della fiducia a Mario Monti e al suo governo ad appoggio quasi totale. «Spiace rilevare - ha affermato ostile la responsabile ambiente del Pd, Stella Bianchi - che il nuovo ministro dell’Ambiente Clini guarda indietro piuttosto che al futuro del Paese. Non comprendiamo bene i suoi riferimenti a un ipotetico ritorno al nucleare, dopo la tragedia di Fukushima e la sonora bocciatura degli italiani con il referendum del giugno scorso».
Sembra la più gentile delle stroncature, ma non è l’unica della giornata di ieri. Antonio di Pietro ha subito montato la polemica facendo opposizione anche nella maggioranza. E promettendo che l’Idv «vigilerà» sul non ritorno al nucleare, il «responso delle urne»: «Se il buongiorno si vede dal mattino - ha tuonato Tonino - oggi non è un buon giorno per l’ambiente. Alla prima dichiarazione pubblica il ministro Corrado Clini ha già sbagliato due volte». La prima perché «ritiene che in Italia bisogna considerare l’opzione nucleare». E poi perché «esercitando uno strumento di democrazia diretta, il popolo italiano ha bocciato con il 95% questa tecnologia obsoleta e pericolosa. Mi auguro che questo governo rispetti la volontà dei cittadini».
«Credo non ci sia niente da commentare sulle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente Clini - è stata la valutazione sferzante di stesso tenore del senatore Idv Stefano Pedica - pochi mesi fa hanno risposto 27 milioni di cittadini che hanno detto no al nucleare».
A seguire Nichi Vendola, ha commentato con disturbo: «Ci saremmo aspettati una centralità dell’aggettivo sostenibile. E invece c’è un ministro dell’Ambiente che apre al nucleare». È solo il primo colpo. Il leader del Sel non risparmia critiche a molti capisaldi del governo Monti. Il risultato è che dopo 48 ore la sinistra è già spaccata. Per non parlare dei Verdi, fuori dal parlamento ma ancora punto di riferimento sui temi ambientali: «Chiediamo al presidente del consiglio Monti se le posizioni espresse da Clini sono quelle del governo». All’elenco si è unito anche il Pd Ermete Realacci: «Clini non sprechi tempo sul binario morto». Solo il Pdl ha espresso apprezzamento. Ma per il resto il neo-ministro è stato zittito sul nascere. Tanto che in serata è stato costretto a precisare: «Non ho certo intenzione di riaprire una questione già risolta in modo chiaro con il referendum».
Ma sinistra e Idv rimangono tiepidi. E non basta che Clini, direttore per più di vent’anni del ministero, e dunque collaboratore di governi di diverse tinte, si sia presentato ieri in Senato a bordo di un’auto elettrica. Né che, sempre in diretta a Un giorno da Pecora, si sia definito un quasi-elettore del partito democratico: «Ho votato Pd? Sì e no. Io pratico il voto disgiunto». Al referendum sul nucleare però non ha partecipato, perché «ero in Cina». Il primo giorno di scuola si apre di fatto con una contestazione, e con una rettifica obbligata.