Ma il «sì» di Papa resta in mano ai giudici

Roma «Sono un deputato, mi contano nel numero legale della Camera e io voglio votare, soprattutto la fiducia» dice Alfonso Papa alle persone con cui può parlare, i suoi familiari. Agli arresti domiciliari a casa loro (solo da due giorni ha ottenuto di poter vedere i figli di 13 e 10 anni), il parlamentare ha presentato, ancora venerdì scorso, un’altra istanza al presidente della prima sezione penale del Tribunale di Napoli, per ottenere la possibilità di partecipare alle sedute con votazione della Camera. Richiesta però respinta dal magistrato, come già in precedenza. Dunque il Pdl non può sperare nel voto di Papa? Sembra di no, ma i pidiellini non si arrendono. Il deputato napoletano Amedeo Laboccetta chiederà martedì al presidente della Camera di prendersi carico della questione Papa. C’è stato già uno scambio tra Laboccetta e Fini, in cui quest’ultimo ha dichiarato di «non aver mai ricevuto alcuna istanza dall’onorevole Papa». «Solleciterò Fini perché si attivi nei confronti del tribunale - spiega Laboccetta -. Fini avrebbe dovuto trasmettere prima a Poggioreale e poi al domicilio i bollettini della Camera e gli ordini del giorno», richiesta fatta da Papa la sera stessa dell’arresto, il 20 luglio, presso la Guardia di Finanza. In quell’occasione Papa ha verbalizzato la sua richiesta, diretta anche alla presidenza della Camera: «Intendo avvalermi delle mie prerogative di parlamentare - scrive Papa - e quindi faccio presente che intendo esercitare il mio diritto di voto. Chiedo mi vengano effettuate le comunicazioni (...), che l’amministrazione penitenziaria o altro organo competente provvedano a richiedere presso la Camera dei deputati il calendario dei lavori e delle votazioni onde mettermi in condizione di partecipare alle sedute con votazione» (proprio martedì, giorno di una decisiva votazione alla Camera, è fissata l’udienza del parlamentare). Così scriveva Papa, ma quella richiesta - assicura Fini - non è mai pervenuta. Il Pdl ora torna all’attacco, premendo su Fini, come presidente dei deputati tra cui anche Papa. L’autorizzazione però dipende dal Tribunale di Napoli, e i giuristi del Pdl su questo sono scettici. Il problema, spiegano, è che sia nel provvedimento del gip che in quello del riesame, si fa esplicito riferimento al rischio che il deputato possa riprendere rapporti che potrebbero «inquinare le prove». Si vedrà. Per ora il Pdl non può ancora dire habemus Papam.