Sì del Parlamento ceco ma Klaus punta i piedi

PragaIl Senato ceco ha approvato ieri la ratifica del Trattato di Lisbona, mettendo così la parola fine, dopo il sì già pronunciato dalla Camera il 18 febbraio, al difficile processo di ratifica al Parlamento ceco. In favore hanno votato 54 senatori dei 79 presenti, contro 20, con cinque astenuti. L’ultima parola spetta però ora al presidente, Vaclav Klaus, noto euroscettico che ha sempre detto di voler firmare solo dopo l’esito del nuovo referendum in Irlanda (al primo aveva vinto il no). In una prima reazione dopo il voto, Klaus si è mostrato deluso e ha detto di voler aspettare il ricorso di alcuni senatori davanti alla Corte costituzionale. Secondo Klaus, il Trattato di Lisbona è uguale al vecchio «Trattato europeo solo con un altro nome» e «contrasta con la sovranità della Repubblica ceca».
La ratifica del Senato mette fine a un problematico semestre di presidenza ceca dell’Ue e rappresenta anche l’ultimo atto del governo di centrodestra del premier Mirek Topolanek, sfiduciato in Parlamento il 24 marzo e il cui mandato scade venerdì. Gli succederà, fino alle elezioni anticipate a metà ottobre, un governo tecnico di transizione guidato dal premier Jan Fischer.
«Mi aspetto altre ostruzioni sotto la bacchetta di Vaclav Klaus», ha commentato Topolanek, il quale ieri mattina si era appellato al Senato perché approvasse la ratifica, onde evitare «un’altra vergogna» al Paese dopo la caduta del governo in pieno semestre Ue. A suo avviso, il Trattato era il prezzo da pagare per non rimanere alla periferia dell’Europa, il che «ci getterebbe nelle braccia di Mosca».