«Sì, quel comandante-eroe trovava sempre la soluzione»

«Un ufficiale che si è sempre comportato con assoluto rigore, nel rispetto della legge, ma anche in maniera molto costruttiva. In grado di risolvere i problemi presto e bene»: è un eccellente ritratto quello che il consigliere regionale del Pdl, Roberto Bagnasco, disegna di Gregorio De Falco, capitano di fregata, 46 anni, napoletano verace, capo della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno il quale, nella notte del naufragio della Costa Concordia, ha strapazzato a dovere il comandante della nave Francesco Schettino per indurlo a «fare il suo dovere» a bordo. «Quando ho sentito la ormai famosa registrazione che ha per protagonista decisamente positivo, e potremmo dire eroico, proprio De Falco - aggiunge Bagnasco - mi è tornato alla mente il periodo in cui, una decina di anni fa, io ero sindaco di Rapallo e lui comandante della Capitaneria di Santa Margherita Ligure». Un paio d’anni, almeno, di stretta collaborazione, fra il 2002 e il 2004, in cui - è sempre l’attuale consigliere regionale del Popolo della libertà a spiegare - De Falco è stato un punto di riferimento per la città e per la civica amministrazione quando si trattava di affrontare gli «scogli» della burocrazia: «Ma intendiamoci - precisa ancora Bagnasco -, De Falco non ha mai debordato di un millimetro da quelle che sono le regole canoniche. Voglio dire, invece, che lui, in ogni caso che gli abbiamo prospettato, si è sempre adoperato al massimo. E, come in occasione dei punti di sparo previsti nel corso degli spettacoli locali, ha sempre preteso la puntuale adozione dei sistemi di sicurezza, fornendo comunque utilissimi consigli su come comportarci rispettando le normative vigenti senza stravolgere le iniziative».
Al più recente comportamento di De Falco, e più in generale ai controlli esercitati dalle Capitanerie nei confronti dei trasgressori delle norme di navigazione, si rifà anche il lettore Sergio Vagnati, nel domandarsi «se sono mai state adottate sanzioni per i comandanti di navi da crociera o le relative compagnie armatrici, in caso di passaggi a rischio, troppo vicino alle coste». Tutto questo, di fronte alle indiscrezioni - o piuttosto «insinuazioni» - che fanno riferimento a comportamenti disinvolti (il tristemente noto «inchino») dei comandanti in prossimità del litorale. Ricordiamo in proposito che Costa Crociere ha già ufficialmente smentito con forza che tali comportamenti rientrino in una prassi consolidata e condivisa dalla società o da qualsivoglia autorità marittima competente.