Sì al referendum Ma sulla Commenda non c’è dialogo

(...) Rigorosamente bipartisan, perché va da Gianni Plinio di An a Rosario Monteleone dell’Udc, da Matteo Rosso di Forza Italia a Roberta Gasco dell’Udeur, da Gianni Barci della lista Biasotti a Fabio Broglia del Pd (che pone come unica condizione per sostenere la consultazione quella che votino anche gli extracomunitari residenti). Ieri però c’è stato anche il sì del sindaco. Che ha accolto i rappresentanti del comitato, ha parlato con loro per un’ora, ha cercato di bluffare dicendo che in fondo è merito suo se si è fatto un passo indietro rispetto a Beppe Pericu che aveva già dato il via libera per Coronata, poi ha accettato l’idea che, non appena verrà fatta una delibera comunale avente ad oggetto la moschea, «si procederà ad una consultazione dei cittadini».
Restano spigolature e piccoli dettagli da limare. Marta Vincenzi, ad esempio, spererebbe di far votare solo il Municipio interessato alla costruzione della moschea. I referendari impugnano il regolamento comunale e ricordano che con seimila firme si può fare il referendum cittadino. E che loro, di sottoscrizioni, ne hanno raccolto 1.600 in due ore. «È la vittoria di quei genovesi che hanno firmato al nostro banchetto - esulta Plinio - Con sincerità oggi vogliamo ricordare che la sindaco ci ha incontrato con la massima disponibilità e ci siamo confrontati con franchezza e correttezza. La sua apertura verso la consultazione è un atto concreto e positivo. Anche perché il nostro comitato è stato inserito dal sindaco tra gli interlocutori del Comune e dei vari soggetti religiosi in occasione dei prossimi incontri». Un cammino comune che comunque, assicurano i referendari, non porterà ad un superamento della consultazione. «Daremo il nostro contributo - confermano Monteleone e Rosso - Ma siamo stati ben chiari: il referendum alla fine si farà comunque».
Nulla da fare invece per la richiesta di soprassedere sulla trasformazione della Commenda di Pré in centro interreligioso di preghiera. «La sindaco è stata chiara - spiega Gianni Barci - Considera questa come una questione amministrativa e intende andare avanti». Certo, anche in questo caso, il cammino è lungo. La sindaco è certa di poter fare di testa sua perché «metà struttura è del Comune» e metà dei Cavalieri di Malta, che hanno già detto di non essere affatto d’accordo come invece aveva assicurato in consiglio comunale la Vincenzi. Ma se per quella piccola bugia in sala rossa un sindaco a Genova non rischia l’impeachment, per un referendum perso sulla sua personalissima scelta di voler realizzare la moschea, si possono rischiare le dimissioni. Questo la Vincenzi lo sa. Non a caso ieri ha parlato di «tempi lunghi, molto lunghi» già prima del suo passo.