Sì alla Tav, schiaffo all'Italia dei no

Riparte la Torino-Lione. Decisivo il via libera dei sindaci che sostenevano la rivolta in Val di Susa. I contestatori costretti a battere in ritirata. <a href="/a.pic1?ID=272661" target="_blank"><strong>Il ministro Matteoli</strong></a>: &quot;Fine dei veti incrociati&quot;

E' un altro muro che cade, un’altra picconata all’Italietta immobile, un elettroshock al Paese mummificato da Prodi e Pecoraro Scanio. Ieri a Pra Catinat, località di montagna tra la Val Susa e la Val Chisone, è stato finalmente raggiunto l’accordo per realizzare i nuovi treni veloci in Piemonte. L’alta velocità ferroviaria tra Torino e Lione si farà, con buona pace dei «no-Tav» che tre anni fa sembravano invincibili e ora abbandonano sconfitti le trincee della contestazione.

Il tratto italiano del «Corridoio 5» che unirà il Portogallo alla Russia si farà perché l’hanno deciso quelli che fino a pochi mesi fa erano la spina dorsale del movimento di protesta, i sindaci. Sono stati loro a dare l’assenso decisivo al termine di una riunione di tre giorni dell’Osservatorio tecnico con i rappresentanti di governo, regione, province, comunità montane, ferrovie. Tutti d’accordo nel mettere il Paese sui binari che portano verso i trasporti del futuro. E nello sgretolare il fronte del no a ogni costo, quello che da anni paralizza lo sviluppo. No ai treni veloci, no al nucleare, no agli inceneritori, no ai militari americani, no ai rigassificatori, no al ponte sullo Stretto: l’elenco è sconfinato.

Sul nucleare, il governo ha fatto capire subito in quale direzione si muoverà. Sui rifiuti campani, già l’esercito presidia il cantiere del termovalorizzatore di Acerra. Ora è il momento di dare la scossa alle grandi infrastrutture. A meno di tre mesi dalle elezioni che hanno mandato a casa i Verdi e Rifondazione, fanno fagotto anche i contestatori ormai privi dell’appoggio politico e mediatico della sinistra radicale. Hanno tenuto il Paese in scacco, facevano rimbalzare il loro slogan «Sarà dura» da internet ai Tg come la parola d’ordine dei dominatori, furono loro ad alimentare lunghi mesi di tensione culminati negli scontri di Venaus. Il loro peso era tale da impedire che le tre lettere dell’acronimo Tav comparissero tra le 281 pagine del programma elettorale di Romano Prodi nel 2006. Oggi Antonio Ferrentino, presidente della comunità montana della bassa Val Susa e leader politico della protesta, dice che il documento applaudito dai sindaci nella prefettura di Torino «ha un bell’impianto, mette al centro il territorio, coniuga le politiche dei trasporti e delle infrastrutture». Insomma, le barricate vengono smantellate.

E ad Alberto Perino, uno dei capi dei «no-Tav», non resta che una difesa d’ufficio, un proclama spuntato: «Per noi non cambia nulla, saremo sempre contro la Tav». È proprio un altro clima quello che si respira anche nelle valli occidentali del Piemonte. Tre anni fa migliaia di persone per le strade, lunghi cortei di protesta, picchetti sui terreni dove sarebbe sbucato il famigerato tunnel di Venaus, infuocate assemblee guidate da parlamentari verdi e rifondatori, dirigenti della Fiom e dei Cobas, leader dei centri sociali e degli squatter. Oggi quelle immagini sono cartoline sbiadite. Tecnicamente il percorso della ferrovia veloce non è definito ma neppure semplicemente ipotizzato. Il documento dell'Osservatorio, per dirla con il presidente Mario Virano, consente di fare partire la «fase 2», «quella della progettazione della nuova linea e delle nuove politiche di trasporto per il territorio». È il passo avanti che mancava per entrare nella fase realizzativa e uscire dalla palude delle polemiche. I tempi fissati dall’Unione Europea sono rispettati: l’Osservatorio, voluto a fine 2005 dal precedente governo Berlusconi, doveva concludere i lavori entro oggi. Ha vinto il metodo del dialogo tra le istituzioni e i rappresentanti della popolazione.

Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, parla di «svolta per l’economia del nostro Paese» che rischiava di perdere i finanziamenti comunitari. Il governatore piemontese Mercedes Bresso e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino esultano per il «traguardo fondamentale raggiunto» e «la validità del lavoro svolto». «Tutti sono d’accordo sulla progettazione - conferma l’architetto Virano - la fase preliminare sarà realizzata contestualmente per tutta la tratta, dal confine francese alla connessione con l’alta velocità Torino-Milano».