«Sì, è vero: la benzina in Italia è più cara»

Tutti pensano che il prezzo della benzina è rapido a salire, lento a scendere. Per gli automobilisti è un’iniquità, per i petrolieri è un luogo comune. Ieri l’Unione petrolifera ha presentato al ministero dello Sviluppo economico e alle associazioni dei consumatori le proprie tesi «difensive» e noi ne abbiamo chiesto conto al presidente, Pasquale De Vita.
«È una favola - risponde - che coincide con un atteggiamento psicologico molto diffuso: si ricordano di più le cose negative. C’è assoluta coerenza tra gli elementi di prezzo italiani ed europei, che è stata certificata autonomamente da Prometeia. Il raffronto non va fatto col greggio, ma con le materie raffinate che sono le nostre materie prime. E il paragone va fatto sul prezzo industriale, che rappresenta il 39% di quello finale, escludendo la componente fiscale che pesa per il 61%. Occorrono paragoni omogenei o si fa disinformazione».
Vuol dire che non è corretto il riferimento al prezzo del greggio?
«Esattamente. È un errore metodologico molto diffuso. Il riferimento va fatto con il valore dei prodotti raffinati scambiati sul mercato internazionale e rilevati ogni giorno da un’agenzia che si chiama Platts. Ci sono anche momenti in cui il greggio sale e il prezzo della benzina scende».
Ma è vero o no che in Italia il prezzo della benzina è più alto rispetto a quello degli altri Paesi europei?
«Sì, è vero: 3,5 centesimi al litro. Ed è ampiamente spiegabile».
Come?
«La rete italiana di distribuzione è più pesante. I nostri impianti hanno una dimensione troppo piccola, con eccessivi costi strutturali. Abbiamo tentato di operare una riduzione drastica, sei-sette anni fa, e siamo riusciti a far chiudere 2.200 pompe. Ma intanto ne sono nate 3mila di nuove».
Di chi è la colpa?
«Del sistema; a cominciare da quello autorizzativo. È lo stesso discorso che si fa per negozi e supermercati: le grandi superfici sono più razionali, ma la gente vuole la bottega sotto casa. Pensi che il self-service in Europa rappresenta il 90% della rete, da noi il 40%: il risparmio di un impianto self-service è stimato in 2,5 centesimi al litro».
Ma i distributori dei centri commerciali, che offrono prezzi più bassi, vengono ostacolati.
«No, godono di uguali diritti. È vero invece che molti vogliono corsie preferenziali, deroghe alle distanze, agli orari. È un problema di regole».
Le associazioni dei consumatori chiedono il ritorno ai prezzi amministrati.
«Non è vero, lo chiede solo Rienzi del Codacons che non era nemmeno presente al nostro incontro. Sarebbe un ritorno al passato senza senso».
Perché in questi anni il prezzo del gasolio si è allineato con quello della benzina, quando prima del boom delle auto diesel era molto più basso?
«Perché la domanda si è impennata e il prezzo ne ha tratto le conseguenze, a livello internazionale. Poi va detto che la disponibilità industriale delle benzine è superiore a quella del gasolio. Comunque viene lavorato lo stesso greggio».
Se le tasse incidono per il 61% sul prezzo finale, perché i distributori non indicano anche il prezzo scorporato, come hanno fatto per anni le compagnie aeree low cost, che separavano le tasse aeroportuali?
«Lo abbiamo suggerito alle aziende. Ci stanno pensando».