Sì, viaggiare

Da ragazzino voleva farsi prete, ma poi un parroco lo prese a schiaffoni perché parlava durante la Messa. Partiamo da un aneddoto poco noto per ricordare Lucio Battisti, le cui canzoni s’intrecciano col costume italico, con le storie di tutti i giorni di molti di noi, persino con i sogni di tanti ragazzi che - più o meno incautamente - ad un certo punto imbracciarono la chitarra per imitare quei tre accordi di La-Mi-Re con cui si poteva intonare in coro l’«O mare nero mare nero mare ne...» della Canzone del sole.
Battisti è questo e molto altro, il cantautore più schivo e riservato d’Italia e al tempo stesso quello più amato, il timido e il borioso che dice: «la gente mi ascolta perché è stufa delle solite lagne». Insomma Battisti è Battisti, lo celebrano tutti, da Eugenio Finardi ai vecchi amici Ribelli passando per la voce jazz di Tiziana Ghiglioni, e domani sera al Teatro Nuovo lo celebra il musical Sì, viaggiare (In viaggio tra le canzoni di Lucio Battisti). Uno show che gira con successo da sette anni e che continua ad entusiasmare i fan del cantautore. Sarà la nostalgia, sarà la semplicità e la purezza delle sue melodie, sarà l’atmosfera. Ché la voce di Lucio, così inimitabile e ineducata, faceva vibrare le corde del cuore eppure pareva, come scrisse Natalia Aspesi, un suono di «chiodi che gli stridono in gola». Lui stesso ammetteva: «la mia è una non voce», ma quante «Emozioni» (non a caso un suo cavallo di battaglia) suscita ancora oggi.
Difficile e temerario mettersi a confronto con lui. Lo hanno fatto in passato gli EquiVoci, giovane trio che con l’album Sinceramente non tuo rileggeva il repertorio battistiano partendo dalla controversa collaborazione con Pasquale Panella dell’ultimo periodo. Invece al Nuovo le voci soliste di Mara Ariani Mazzei, Terry Horn e Matteo Giusti, accompagnate da Giampiero Morici (produttore di musical, chitarrista classico e session man di rango), Simone Giusti alle tastiere, Fabrizio Bertolucci al basso, Alessandro Pellegrini alla batteria vanno coraggiosamente sulla tradizione. Partono da Una donna per amico e inanellano I giardini di marzo, Pensieri e parole, Il tempo di morire (ricordate quell’incipit funky di chitarra acustica e voce «motocicletta 10 Hp/ tutta cromata è tua se dici sì»), Il nostro caro angelo, Fiori rosa fiori di pesco, Anche per te, Anna, Dieci ragazze, il medley Un’avventura (che lo vide a Sanremo in versione rhythm and blues in coppia col mitico Wilson Pickett) più E penso a te, Non è Francesca, e poi ancora Mi ritorni in mente, Acqua azzurra acqua chiara per un totale di una trentina di pezzi. Qualcuno si domanderà che gusto ci sia ad ascoltare delle cover rispetto a cotante versioni originali. Certo, come abbiamo detto, Lucio è Lucio. Non vanno fatti paragoni, è la festa, il rito, l’entusiasmo che conta, nel ricordare quel ragazzino che visse nelle campagne di Poggio Bustone «giocando con niente e sognando». Quel ragazzino che si trasferì a Roma conquistando dalle mani di papà la prima chitarra, quello stesso giovane che emigrò a Milano, poi i gruppi come i Mattatori, i Satiri, i Campioni di Roby Matano (che ha tirato fuori i suoi inediti in versione folksinger) fino al grande salto a Milano, in una pensione di Galleria del Corso, dove fa persino l’autista dei Dik Dik. Inizia però a suonare al Santa Tecla, conosce gente, la discografica francese Christine Leroux gli presenta Mogol e nasce Per una lira. Il primo successo è Balla Linda. L’Equipe 84 lancia la sua 29 settembre e il suo primo album contiene pezzi da novanta come Non è Francesca, Io vivrò, Nel cuore nell’anima, La mia canzone per Maria, un’infilata di melodie da paura.

Sì, Viaggiare
Lunedì 28 gennaio
Teatro Nuovo
18 euro
Info: 02.794026