SABATO 17? MARE O MONTI

Errata corrige. Nei giorni scorsi avevo scritto che il mio consiglio per sabato era quello di andare al mare. Ma il brusco abbassamento delle temperature registratosi nei giorni scorsi, cambia chiaramente tutto lo scenario: va bene anche la montagna.
Quello che non cambia, invece, è la nostra totale contrarietà alla manifestazione di sabato. Perchè se fino a domenica pensavamo fosse solamente inutile, ora crediamo possa essere anche rischiosa. A cambiare completamente lo scenario è la criminalizzazione delle forze dell’ordine seguita al dramma di Badia al Pino e il rischio che qualche ultrà delle squadre di calcio voglioso di «vendicare» quella che ritiene una vittima della polizia decida che è cosa buona e giusta seguire i consigli di Luca Casarini e partecipare al corteo no global, trasformato così in un corteo contro gli agenti. E proprio le schegge impazzite possono essere il vero motivo di tensione, quello che fa saltare il tappo, quello che introduce elementi imprevedibili, che nemmeno il «servizio di autotutela popolare», cioè il servizio d’ordine nel linguaggio immaginifico del rifondatore Simone Leoncini, potrebbe riuscire ad arginare. Non passeranno alla storia per come governano, ma dal punto di vista semantico-linguistico sono straordinari, roba che nemmeno Umberto Eco: il servizio di autotutela eccetera eccetera non sarà costituito da un cordone di persone, ma «ci sarà una capillare e diffusa presenza di compagni e compagne che vigileranno affinchè non accada nulla. Un’attenzione vigile, ma nessun irrigidimento militare». Almeno una promessa l’hanno mantenuta: la fantasia al potere.
Il problema è che, però, non ci vuole troppa fantasia per capire che se entrano nel corteo elementi non controllabili, Genova può vivere un’altra giornata di terrore. E quello che sarebbe stato certamente un corteo di agnellini, roba da boy scout delle manifestazioni (infatti, la sinistra antagonista non ha alcun interesse a creare incidenti, ma anzi deve farsi vedere bella, brava e buona per portare avanti la sua difesa degli accusati di devastazione e saccheggio), rischia di scoppiare in mano agli organizzatori. Tanto che nemmeno la predica finale del cappellano don Gallo potrebbe essere sufficiente a gettare incenso sul corteo, con tanto di colonna sonora «a titolo gratuito» di Roy Paci, capace di dividersi fra Canale 5 e la piazza rossa.
Ha ragione il deputato dell’Udc Gianpiero D’Alia quando chiede di annullare il corteo dopo le parole di Casarini (e, comunque, dopo i fatti di domenica). Sarebbe un modo di allentare la tensione. Sarebbe soprattutto un modo di rispettare la morte del deejay laziale da un lato e il lavoro dei magistrati dall’altro.
Perchè proprio qui sta il punto: i magistrati vanno rispettati. E questo valeva per la destra quando ha attaccato (sbagliando) il lavoro della Procura sulle violenze dei poliziotti, che se hanno travalicato la legge vanno punite. Ma vale soprattutto per la sinistra che, difendendo a spada tratta gli accusati di devastazione e saccheggio e dicendo che il loro processo è «politico» offende in un colpo solo la verità, i fatti, il ricordo di quei giorni, la magistratura e la nostra città. Ecco, anche su questo, ci piacerebbe sentire alta e chiara la voce di Marta Vincenzi. Solitamente loquace.