Il sabato dei centri sociali: «Eccoci, e guai a chi ci tocca»

«Alemanno, noi ci siamo ancora». Il messaggio su uno degli striscioni che sfilano nel corteo organizzato da centri sociali e comitati di lotta per la casa è scritto a lettere cubitali. Il primo inquilino del Campidoglio è nel mirino per l’annunciata stretta nelle politiche per la sicurezza: «No agli sgomberi, guai a chi ci tocca». Ma il nuovo sindaco non è il solo destinatario degli slogan dell’«altra Roma» che sfila per il centro della capitale, come ricorda Andrea Alzetta, alias «Tarzan», rappresentante dei movimenti in consiglio comunale. Tra i cinquemila - ventimila per gli organizzatori - in marcia, il fantasma di Veltroni è ancora presente. Soprattutto per quanto riguarda l’emergenza casa. «Questa è una città dove comandano i signori del mattone, dove disabili e anziani vengono sfrattati - gracchia il sound system di uno dei camion del serpentone a San Lorenzo - e questa è la città lasciata da Veltroni che ora Alemanno vuole preservare». Insomma, se una parte del corteo vede il nuovo primo cittadino come il fumo negli occhi a causa della sua estrazione politica, la rivendicazione principale affidata ai megafoni è il timore di un continuismo. La critica, soprattutto dopo la scomparsa della sinistra radicale dal Palazzo, si concentra contro una «geografia istituzionale che non corrisponde alle nostre vite». Un punto di vista riassunto dai cori contro «Veltrusconi». Tutto però fila liscio, tra musica, birra e rivendicazioni per il diritto all’abitare. «Troppe case sfitte», urlano i megafoni in via Cavour. E i muri di due edifici disabitati finiscono «decorati» da grandi manifesti che fanno il verso in chiave edilizia al celebre «Kill bill» di Tarantino: «Kill Billding, hanno ucciso questo palazzo». Si chiude in piazza Venezia, non prima di aver ribadito al neosindaco la secca richiesta di «tenerci presenti»: «Saliremo al Campidoglio per reclamare con Alemanno il diritto all’abitare».