Sabato al Ducale sono rinati il Pdl e Scajola

(...) E, fatto salvo il diritto per chiunque di cambiare idea, non c’è niente di peggio - soprattutto da quando è in vigore questa vergognosa legge elettorale per cui i parlamentari sono nominati e non eletti - che tradire il mandato ricevuto dagli elettori.
Quindi, vedere ritrovare il proprio orgoglio e la propria identità a un popolo che li aveva un po’ persi per strada è una straordinaria notizia. Soprattutto, a Genova e in Liguria, più ancora che nel resto d’Italia, è stato positivo vedere che le persone che affollavano il Ducale fin sulle scale festeggiavano due persone: Berlusconi e il suo diritto di fare il presidente del Consiglio, sancito dal simbolo stampato sulle schede elettorali a fianco dei nomi degli eletti, e Claudio Scajola, tornato in scena dopo la vicenda della casa al Colosseo, per cui non è stato nemmeno indagato, e quella del porto turistico di Imperia, per cui è stato indagato. Ma di cui - dopo il primo giorno con l’annuncio dell’avviso di garanzia sulla prima pagina del Corriere della sera, in esclusiva, esclusiva persino per il diretto interessato - non si è saputo più nulla.
Ecco - dopo la manifestazione di solidarietà ad Imperia, quella dell’orgoglio scajoliano (ma anche di molti errori organizzativi e di comunicazione da parte del partito imperiese, per cui è passato il messaggio di «manifestazione contro i giudici», messaggio che molti di noi non sentono proprio e non condividono, ritenendo la legge e il suo rispetto una cosa seria, sempre) - lo Scajola di sabato è davvero un leader ritrovato. Il leader di cui il Pdl ligure e la Liguria stessa hanno bisogno: più rilassato, quasi abbronzato, sereno e, soprattutto, autore di un discorso di alto e altro livello politico: dove si chiamano «traditori» i traditori e dove, però, non si rinuncia a ragionare politicamente anzichè limitarsi allo sfoggio di muscoli. Insomma, bentornato Scajola.
Ma, a parte il divo Claudio, tornato un po’ meno divo e un po’ più Claudio (e non potrei fargli complimento più bello) è tutta la giornata di sabato ad aver funzionato. A partire dal pubblico - lo straordinario popolo della libertà, non necessariamente con la maiuscola e le virgolette, il popolo dei lettori del Giornale - per arrivare a tanti degli oratori. La sorpresa è che il coordinatore regionale Michele Scandroglio - a cui va il merito di aver organizzato un partito vero - è un ottimo presentatore, aiutato anche da fisico e portamento. E con lui si segnalano in tanti: a partire dal suo perfetto alter ego ex An Eugenio Minasso, il primo a scaldare la sala. E così funziona il manifesto di Roberto Bagnasco, goliardico ed efficace; funziona benissimo il capogruppo del Pdl in Provincia Giuseppe Rotunno, che scalda la sala facendo nomi e cognomi; funziona Angelo Vaccarezza, che anche al governo non ha scordato la verve da oppositore; funziona Marco Melgrati, che nemmeno un chiletto in più riesce a far dimagrire in verve oratoria, capace di divertire e scaldare la sala; funzionano tutti i giovani, che sono il futuro del Pdl. Ed è difficile dire chi non funzioni: forse qualche rappresentante imperiese è un filo ingessato, ma, si sa, sono gli unici abituati a governare tanto e poco a parlare. I migliori? Sono bravi tutti. Ma, forse, sono gli spezzini: Maria Grazia Frija, vicepresidente del consiglio comunale della Spezia, è l’immagine dell’elettore berlusconiano che ci crede ed è orgogliosa di esserlo e ci mette il cuore; Oreste Micacchi, capogruppo pidiellino in Provincia, da ex socialista, cita il giudizio di Bettino Craxi su Gianfranco Fini. Ancor più devastante di mille accuse ai «traditori».