«Sabbia e seta», l’abbandono dei sensi

Sergio Rame

Nel deserto sterminato una tenda, il cui interno è harem e hammam. La sabbia è tutto ciò che sta nella terra di mezzo. Qui la poesia si trasforma in danza attraverso la sensualità della donna: il paradosso di un’arte dalle origini antiche e dai mille luoghi emblematici che vive le contraddizioni della nostra epoca. Questa sera (ore 21, ingresso 20 euro), il Teatro delle Erbe (via Mercato 3) ospiterà lo spettacolo di danza del ventre Sabbia e seta.
Semplice come la sabbia. Sofisticato come la seta. Lo spettacolo vuole essere un vero e proprio racconto audiovisivo, una fiaba poetica i cui versi si concretizzano nella danza mediorientale, in un’alternanza di musica, coreografia e narrazione.
La scena si apre in modo onirico, dove musica e poesia, «come il soffio del vento sulla superficie polverosa del Nilo», trasportano lo spettatore nel torpore di una tenda immaginaria, in mezzo al deserto, mentre quattro danzatrici si avvicinano lentamente come una lenta carovana di «fantasmi di sabbia e seta». La danza dei bastoni, la dabka e la tannoura (o danza della gonna, in cui il danzatore gira come un derviscio formando figure spettacolari) si alternano in un crescente ritmo tribale.
Tra movimenti rituali e musiche calde l’inizio della danza con i veli sarà scandito dalla poesia, lo scrosciare dei foulard di seta e il reiterarsi ossessivo di tamburelli e cimbali (piattini sonori tra le dita). Un cammino che porterà lo spettatore in un luogo molto speciale, in un “mondo di donne”.
È il mondo della cura del corpo e dell’abbandono dei sensi: l’hammam, sontuoso, pieno di cuscini ricamati e brocche intarsiate, dove le donne si coccolano e si pettinano. Dopo una breve introduzione narrativa, le donne abbandonato l’ozio per iniziare a giocare, danzare con brocche e tessuti pregiati e accarezzare le loro forme.
Terminate queste danze di giocosa malizia, le donne si faranno più serie per mostrare il loro lato guerriero esibendosi nella regale danza delle spade. Sarà, poi, la volta della spettacolare danza dei candelabri, accesi e in equilibrio sulla testa delle ballerine, e della danza con le ali, dove enormi veli bianchi si libreranno, come ali di un angelo, sul palcoscenico.
Lo spettacolo si concluderà, quindi, con la preghiera senza voce, una danza interamente accompagnata dalla ritmicità dei tamburi, in un crescendo di vitale e vibrante energia, per «danzare l’istante, l’intenso momento dell’essere».