Sabina Guzzanti si strappa i capelli per la Medusa

Ma perché Sabina Guzzanti non la smette di attribuire a tutti coloro che non gridano al regime liberticida l’etichetta sprezzante di «dipendente»? Perfino dal Sundance Festival, laggiù nello Utah, riferisce il Corriere, ha tuonato contro Berlusconi che «ha piegato in due il nostro cinema»; prendendosela in sovrappiù con «i tanti registi nel libro paga della società di produzione di chi sta al governo». Eppure proprio a lei, già schieratissima, l’odiata Medusa offrì la possibilità, nel 2002, di debuttare alla regia con Bimba, un flop senza precedenti (di critica e pubblico) costato la bellezza di 3 milioni e 300mila euro.
Ma questi sono dettagli, da conto della spesa. Veniamo alla sostanza. E allora proviamo a ispessire con nomi e cognomi il duro j’accuse. In base al ragionamento guzzantiano, figurerebbero nel famigerato libro paga autori come Tornatore, Bertolucci, Salvatores, Virzì, Ozpetek, Muccino, Sorrentino, Castellitto, Chiesa, Garrone e via dicendo. Tutti «dip», per usare l’ironica formula del Foglio? Tutti «venduti», cioè col cuore a sinistra e il portafogli a destra? Perfino l’indignato Scola lavorò felicemente con Medusa per Concorrenza sleale salvo poi, saltato un progetto, dichiarare che si sarebbe astenuto in attesa che Berlusconi smammasse da Palazzo Chigi. D’accordo, la foga polemica ottunde a volte il senso della misura, anche dei migliori. Ma possibile che nessuno di questi bravi registi abbia sentito il dovere di rispondere per le rime alla signorina? Sempre che non si sentano davvero dei «dip».