Sabino di Escanecrabe

Escanecrabe si trova in Francia, nel dipartimento di Haute-Garonne e dalle parti di Saint-Gaudens. Lì vicino c'è la foresta di Serrière, al limitare della quale il santo di oggi cadde ucciso verso il 723. Sabino era vescovo di Comminges e finì vittima di una razzia dei soliti saraceni. Uno potrebbe anche chiedersi cosa ci facessero, così a Nord, dei musulmani e a meno di cent'anni dalla morte di Maometto. Ma si può dire che non ci fosse angolo d'Europa al riparo dalle loro incursioni. La strategia era sempre la stessa: prima una toccata e fuga; se andava bene, seguiva l'invasione in pena regola, altrimenti si rimandava. Così per secoli e secoli. Qualche storico dell'economia non esita ad attribuire all'aggressività islamica il ritardato sviluppo del Meridione europeo. Infatti, ancora nell'Ottocento il problema era aperto e perfino i giovani Stati Uniti ne fecero le spese (i famosi marines vennero creati proprio per far fronte ai pirati barbareschi). Ma torniamo al nostro Sabino di Escanecrabe. Il suo corpo venne sepolto nella chiesa di questa cittadina, chiesa intitolata a s. Macario l'Egiziano, e ancora oggi i pellegrini visitano la sua tomba. Agli inizi del XVII secolo il vescovo di Comminges, vista la devozione di cui il suo predecessore martire era circondato, creò in suo onore una confraternita che ricevette l'ufficialità dal papa Paolo V. Col concordato napoleonico del 1801 l'antica diocesi di Comminges fu abolita e inglobata, insieme a quella di Rieux, in quella di Tolosa. Qui, nel 1887, si procedette all'ultima ricognizione delle reliquie di s. Sabino.