Sabotaggio in ospedale, in 12 rischiano la morte

da Salerno

Un atto criminale che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche. E sulla quale la magistratura ha aperto subito un’inchiesta. Il sabotaggio avvenuto sabato notte all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, è stato filmato con cellulare dagli stessi attentatori e mandato a una televisione: e tranciare il cavo di alimentazione del nuovo gruppo di continuità nella zona «infernotte» che collega il quadro elettrico del reparto di rianimazione, non è stata la classica bravata. Per quasi un’ora e mezzo i dodici ammalati intubati nel reparto hanno dovuto essere rianimati manualmente da medici e infermieri mentre si cercava posto nei reparti di rianimazione degli altri ospedali.
Accanto al cavo sabotato sono stati ritrovati una cesoia e un carrello di servizio ora nelle mani degli investigatori per cercare di arrivare all’individuazione delle persone che sono entrate indisturbate all’interno del San Giovanni di Dio.
Le apparecchiature del reparto di rianimazione, secondo le ricostruzioni effettuate dagli investigatori, raccogliendo anche le testimonianze del personale medico e dei familiari dei pazienti, si sono improvvisamente bloccate intorno alle 20 di sabato. A lanciare l’allarme i genitori di un giovane paziente il cui respiratore si è spento di colpo. Gli intrusi sarebbero fuggiti poco prima dell’arrivo della vigilanza. Le piste che segue la magistratura sono le più diverse: un sabotaggio, un avvertimento, anche un tentativo di furto del rame dei cavi. Particolare non irrilevante: al momento del corto circuito erano in corso otto delicati interventi chirurgici. Pur se il black-out non ha interessato l’area operatoria, per prudenza le varie équipe mediche hanno proseguito il loro lavoro utilizzando anche le attrezzature autonome in dotazione alle ambulanze di soccorso.
E sull’accaduto è intervenuto anche il sindacalista e caposala del reparto di rianimazione, Carmine De Chiaro: «Io non sono nemmeno stato degnato di una telefonata che mi avvertisse dell’accaduto. E Già diversi giorni fa ci fu il black out che mise in seria difficoltà il personale, subito dopo i lavori, ora si parla di un vero atto di sabotaggio».
Margaret Cittadino, rappresentante della Cgil-sanità, incalza: abbiamo scritto all’assessore alla Sanità e al sindaco di Salerno affinchè venga presa una decisione sul futuro del più importante ospedale della provincia, accelerando i tempi di una ristrutturazione». «L’ospedale è un bene collettivo da tutelare e da difendere».