Sabotato dalla Cia il piano nucleare iraniano

L’intelligence Usa riuscì a procurare, tramite canali illegali,
componenti difettosi che esplosero danneggiando una cinquantina di
centrifughe a Natanz. Ma El Baradei, direttore dell’Aiea, sostiene che l’imprevisto non
impedirà agli ayatollah «di avere la bomba atomica fra i tre e gli otto
anni»

La Cia le ha veramente provate tutte, compreso - rivela un’inchiesta della rete statunitense Cbs - il sabotaggio dei laboratori iraniani attraverso la fornitura di componenti nucleari difettosi, ma ora il tempo stringe. Tra tre ed otto anni, ammette lo stesso Mohammed El Baradei, direttore dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) Teheran sarà in grado di costruire il suo primo ordigno nucleare. E di questo passo nessuno riuscirà a fermarla. Tanto meno l’Aiea che - dopo le restrizioni ai sistemi di controllo imposte dagli iraniani - non è più in grado di dire quale sia lo stato dell’arte raggiunto dagli scienziati della Repubblica islamica.
L’ammissione d’impotenza non impedisce al direttore dell’Aiea di entrare in polemica con Stati Uniti, Inghilterra e Francia, i tre componenti del Consiglio di Sicurezza concordi nell’affermare la necessità di sanzioni più dure e stringenti. Non più tardi di martedì El Baradei ha firmato l’ennesimo rapporto dell’Aiea al Consiglio di sicurezza che, oltre a confermare il mancato rispetto di tutte le raccomandazioni delle Nazioni Unite, segnala l’entrata in funzione di 1.300 centrifughe nello stabilimento di Natanz. Il direttore dell’Aiea chiede, tuttavia, nuovi sforzi sulla strada del dialogo proponendo di concedere all’Iran l’arricchimento di limitate quantità di uranio. «L’Iran è vicino ad acquisire piene capacità nella ricerca nucleare senza che l’Aiea sia più in grado di verificare natura e scopi dei suoi programmi», afferma El Baradei che ammette anche di condividere le stime della Cia secondo cui l’eventuale corsa alla prima arma atomica richiederà dai tre agli otto anni.
Il direttore dell’Aiea non condivide però la politica del braccio di ferro di Washington e dei suoi alleati occidentali. «L’Iran - sostiene El Baradei - deve sospendere le attività d’arricchimento per ispirare maggior fiducia, ma la comunità internazionale deve fare il possibile per avviare un dialogo approfondito... e il modo migliore per farlo non è continuare sulla strada della retorica, ma sedersi al tavolo e discutere».
La posizione di El Baradei sembra in netto contrasto con quella del blocco occidentale all’interno del Consiglio di Sicurezza. Mentre Washington tiene sotto controllo le acque dello stretto di Hormutz con una «armada» di due portaerei, sette navi da combattimento e 2.200 marines, il blocco dei Paesi occidentali sembra condividerne la politica del pugno di ferro. Il blocco è reso più compatto dall’entrata in gioco del presidente francese Nicolas Sarkozy che, come promesso, lavora ad un riallineamento con la politica estera di Washington. Il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner non a caso ha già fatto sapere che Parigi appoggia l’adozione di nuove sanzioni. «L’Iran ha ancora tempo per sospendere le operazioni d’arricchimento ma se non lo farà - ha detto Kouchner - non avremo altra scelta che tornare al Consiglio di Sicurezza».
L’operazione clandestina di sabotaggio lanciata dalla Cia per fermare la corsa iraniana al nucleare qualche successo comunque l’ha conseguito. Secondo le notizie raccolte dalla Cbs i componenti difettosi «venduti» agli emissari iraniani hanno causato una serie di esplosioni all’interno della catena di centrifughe sperimentate a Natanz distruggendone una cinquantina. Una conferma di questi «successi» è arrivata dallo stesso Gholamreza Aghazadeh, vicepresidente iraniano e capo dell’agenzia atomica di Teheran. Lo scorso gennaio, commentando alcuni incidenti avvenuti a Natanz, Aghazadeh parlò di manipolazione dei macchinari. Per penetrare e disarticolare il centro di ricerca gli agenti della Cia hanno utilizzato la rete di società e prestanomi allestita dagli iraniani per accedere al mercato clandestino dei componenti nucleari. Presentatisi come intermediari senza scrupoli gli uomini della Cia hanno venduto componenti capaci di mandare in tilt l’intero sistema. Il sistema comunque non funziona più. Dopo un periodo di forzato blocco la corsa al nucleare è ripresa a pieno ritmo e stando a quanto ha ripetuto anche ieri dal presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, «l’Iran si avvicina al traguardo finale».