Sabotava esami oncologici: arrestata infermiera a Livorno

A Livorno falsificati più di 400 referti, 33 pap test e 368 al colon retto. Susanna Fiorini è accusata di lesioni personali aggravate,
falsità materiale e abuso d'ufficio. Lo avrebbe per "snellire" il proprio lavoro. L'Asl: "Abbiamo già ripetuto i test"

Livorno - Manometteva i referti del Corat di Livorno, il centro di raccolta degli esami oncologici della Asl, e poi li spediva ai pazienti. E' l'accusa per la quale un'infermiera è stata arrestata, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. I referti manomessi sarebbero stati più di 400, 33 pap test e 368 al colon retto, e questo avrebbe provocato ritardi nella diagnosi di 18 casi di tumore al colon.

Infermiera in manette L'infermiera, Susanna Fiorini, 49 anni, è accusata di lesioni personali aggravate, falsità materiale commessa da dipendente pubblico incaricata di pubblico servizio e abuso d'ufficio. Gli inquirenti temono che i casi di tumore diagnosticato in ritardo possano essere superiori ai 18 già scoperti e per questo la procura ha dato incarico a un medico di svolgere una consulenza tecnica sui referti manomessi. L'Asl, però, rassicura: "Nei mesi scorsi - ha spiegato il direttore sanitario, Danilo Zuccherelli - abbiamo già contattato tutti i pazienti vittime della manomissione di referti e verificato il loro stato di salute, riavviandoli dentro un corretto percorso assistenziale". L'infermiera, prima spostata di incarico, attualmente in ferie, sarà sospesa dal lavoro.

Le indagini degli inquirenti Le indagini, coordinate dai pm Paola Rizzo e Giuseppe Rizzo e condotte dalla squadra mobile guidata da Marco Staffa, sono scattate a luglio, dopo una denuncia della Asl, e hanno riguardato i test svolti dal 2006 al 5 luglio 2008, relativi al colon retto e alla cervice dell'utero. Secondo gli investigatori, l'infermiera avrebbe falsificato i referti attraverso un articolato lavoro di fotocopiatura, sostituendo e manomettendo gli originali. Poi avrebbe spedito a casa dei pazienti i referti alterati, inserendo nella banca dati del Corat i risultati falsificati. Ancora poco chiaro, invece, il movente del sabotaggio. Gli inquirenti non escludono che la donna abbia agito per "rappresaglia" contro l'efficienza del Corat o che l'abbia fatto per "snellire" il proprio lavoro e dunque evitare di richiamare quei pazienti sottoposti allo screening per i quali erano necessari ulteriori approfondimenti clinici. La procura ha chiesto e ottenuto l'arresto temendo la reiterazione del reato (l'infermiera non aveva subito provvedimenti disciplinari; l'Asl ha avviato le procedure dopo il provvedimento dei magistrati) e l'inquinamento delle prove. Nella perquisizione domiciliare, gli inquirenti, tra l'altro, hanno trovato un ricettario sottratto a un medico che lavora in un altro reparto dell'ospedale. Sono in corso accertamenti per stabilire se l'infermiera abbia redatto anche false ricette.

L'Asl corre ai ripari "Abbiamo già contattato, nei mesi scorsi, tutti i pazienti vittime della manomissione di referti e verificato il loro stato di salute, riavviandoli all'interno di un corretto percorso assistenziale", ha detto Danilo Zuccherelli, direttore sanitario dell'Asl livornese, aggiungendo che la situazione "ha determinato un ritardo nell'espressione della diagnosi tardiva a carico di 18 pazienti". Zuccherelli ha, poi, ricordato che "si tratta di test preventivi, di screening su soggetti a rischio, sui quali sono state compiute le manomissioni che, in qualche caso, hanno ritardato la corretta diagnosi". "Del resto - ha aggiunto Zuccherelli - lo scopo degli screening è proprio quello di selezionare tra i cittadini i soggetti che sono positivi a un determinato test per sottoporli a ulteriori approfondimenti clinici. E solo a una piccola percentuale dei positivi viene diagnosticata una patologia neoplastica".