Sabrina: do voce a una Porsche ma nella vita amo andare piano

La Ferilli doppiatrice nel cartoon «Cars»: «La mia cosa migliore in 22 anni di carriera»

Cinzia Romani

da Roma

Studia per mamma Sabrina Ferilli, l’attrice di Fiano Romano, che ha finalmente ritrovato la sua stabilità sentimentale, accanto al manager della Terna Alberto Cattaneo, già al vertice della Rai. E tanto per entrare in atmosfera bebè, da mettersi in cantiere quest’estate, magari, tra una ripresa e l’altra dello spettacolo teatrale La presidentessa, eccola prestare la propria morbida voce femminile al cartone animato della Disney Cars – motori ruggenti, firmato da John Lasseter (nelle sale il 23 agosto). Nel singolare film per bambini, che mette al centro del vivace racconto un universo di sgangherate macchine dal sembiante umano, Sabrina doppia Sally, una lucente Porsche celeste del 2002, pronta a girar le ruote come fossero anche, sbuffando se Carl Attrezzi (doppiato da Marco Messeri) le fa qualche dispetto o se Saetta Mc Queen (voce di Massimiliano Manfredi) non la capisce.
Impeccabile sui suoi tacchi a stiletto alti dodici centimetri, il tubino nero scollato e stretto in vita da una fibbia in rodoide marrone a forma di labbra, la diva è diventata un mito per il suo nipotino Pierfrancesco. Con il quale si allena a tenere in braccio i piccoli.
Davvero quest’esordio come doppiatrice di un cartone Disney l’ha resa importante, agli occhi di suo nipote?
«I bambini non si rendono conto dei lavori degli adulti, finché non si fa qualcosa che accosti i grandi al loro mondo. Grazie al doppiaggio di Sally mi è volato in braccio durante la proiezione del film».
Com’è stata scelta dai produttori americani?
«Tramite regolari provini, che i miei agenti hanno inviato negli Usa. Naturalmente, il provino l’ho fatto da... sindacalista, col mio solito piglio deciso, così come sono. Negli Usa la voce è piaciuta».
Com’è il suo personaggio, inventato dai creativi degli Studi Pixar?
«La mia Sally è l’animatrice della sonnacchiosa cittadina di Radiator Springs, tagliata via dal traffico di routine per colpa d’una autostrada superveloce. Si tratta di un’anima romantica, ma anche piena di grinta. Sarà la mia protagonista, in effetti, a prendere in mano la situazione, per riportare il contesto al suo antico splendore».
È la prima volta che doppia un film: esperienza da ripetersi?
«Lo spero. Mi sono molto divertita, anche se è stato faticoso sottoporsi ai turni di doppiaggio, per tre-quattro ore di fila, cercando le intonazioni giuste per ogni “rullo”. Allarmati dall’eventualità d’una pirateria delle immagini, i creativi della Disney avevano “oscurato” le immagini del cartone e trovare la corrispondenza tra il movimento labiale e le battute non è stato semplice».
Ma tecnicamente, il doppiaggio le si addice?
«È la cosa che mi è riuscita meglio, negli ultimi ventidue anni! Il fatto di dare la mia voce a un personaggio mi ha portato più dentro alla storia: mi sono commossa, al pensiero di questa oasi di solidarietà tra vecchi arnesi, mentre tutti, intorno, corrono».
La velocità, anche eccessiva, che è tipica del nostro mondo la infastidisce o la attira?
«Andare lenti è un discorso che sta alla base di ogni etica. È chiaro quanto sia importante raggiungere un obiettivo: una vita senza obiettivi, non è una vita! Ma se dovessi avere figli, insegnerei loro a crescere senza frenesie. Personalmente, odio la velocità. Guido poco e vado piano».
Cars, tuttavia, è un film americano adrenalinico, dove chi non corre è perduto, anche se il finale riscatta il concetto di dare tempo al tempo...
«Io non credo alla velocità. Le cose hanno bisogno del loro tempo, ogni cosa dev’esser fatta al momento giusto. Quando parlo con i più giovani, consiglio sempre di non correre. In ventidue anni di lavoro, il mio primo ruolo da protagonista, con Marco Ferreri, è arrivato dopo una lunga gavetta. Prendere i propri tempi, serve ad allungare la vita. Anche quella sentimentale. La mia vita anagrafica si è allungata, perché ho dedicato molto tempo a formare la mia carriera».
Sarà nella giuria del concorso Miss Italia nel mondo: cosa si aspetta?
«Di soddisfare la mia curiosità: verranno ragazze da ognidove. Parteciperanno italiane, che da due-tre generazioni hanno perso il legame con la terra d’origine. Vorrei sapere che cosa rimane, anche fisicamente, del nostro ceppo, nel mondo».