Sabrina, Michele e la gelosia Ecco perché Sara è stata uccisa

TarantoForse è stata uccisa in casa, poi il corpo è stato calato nel garage attraverso una porta interna: è questa l’ultima ipotesi che affiora dall’inchiesta sulla tragica fine di Sara, è questo l’ultimo sospetto che aleggia sulla grande villa rossa dei Misseri, in via Deledda, là dove secondo gli inquirenti è rimasto custodito per 42 giorni il terribile segreto di Avetrana.
I carabinieri hanno varcato la soglia dell’abitazione ieri mattina: hanno scattato fotografie, hanno controllato le stanze una a una, sul posto sono intervenuti anche gli esperti del Ris che già in precedenza avevano fatto accertamenti con il luminol per verificare la presenza di eventuali tracce di sangue; e poi ancora: gli investigatori hanno scoperto che esiste un passaggio, un collegamento tra la villa e il garage. La grande cantina che sprofonda nel sottosuolo dopo una ripida discesa è infatti raggiungibile anche dall’interno attraverso una porta, che però non era quasi mai utilizzata ed era ostruita da vecchi mobili. E così, adesso viene esaminata con attenzione l’ipotesi che Sara sia stata uccisa in casa, probabilmente nel corso di una lite con Sabrina: forse doveva essere un chiarimento dopo una discussione che già c’era stata in mattinata, forse invece è stata una trappola, un omicidio premeditato e pianificato da Michele Misseri e dalla figlia «per dare una lezione» alla quindicenne che si era lamentata con la cugina per le molestie subite dallo zio. Ma prende consistenza un altro movente: quello legato alla gelosia. In ogni caso il delitto presenta punti poco chiari. A cominciare dai tempi: per trasportare il cadavere nel garage gli assassini avrebbero dovuto avere a disposizione parecchi minuti in più.
In ogni caso gli inquirenti non tralasciano alcun particolare e non scartano neanche questa pista, così come sussiste la possibilità che Michele Misseri abbia avuto un ruolo solo nell’occultamento del cadavere e non nell’omicidio: Sara sarebbe stata quindi uccisa da Sabrina, mentre il padre dormiva come faceva ogni giorno e sarebbe intervenuto dopo per aiutare la figlia a cancellare le tracce e a disfarsi del corpo. Ma anche questa ricostruzione è tutta da verificare perché si basa sulle abitudini dello zio, «un gran lavoratore», dicono ad Avetrana, uno che si alzava alle 3 del mattino per andare a spezzarsi la schiena in campagna. Ecco perché può essere possibile che l’uomo a quell’ora, nel primo pomeriggio, stesse effettivamente riposando. Ora emerge un altro particolare inquietante: un messaggio alla giornalista di Chi l’ha visto da Sabrina, due giorni dopo l’arresto del padre: «Mi faccio schifo».
Restano mille dubbi, si indaga anche per verificare se Misseri sia stato aiutato da qualcuno per sollevare il grosso masso che copriva la cisterna dove poi ha nascosto il cadavere di Sara. In questo rompicapo che nasconde la tragedia di una ragazza uccisa e buttata in un pozzo maggiori certezze potranno arrivare lunedì prossimo, quando nella sede di Roma del Ris saranno eseguiti esami scientifici irripetibili sulla Seat Marbella di Michele Misseri e sul telefono cellulare di Sara alla presenza dei consulenti di parte; secondo indiscrezioni l’apparecchio potrebbe rivelarsi decisivo perché sarebbero state rilevate 4 diversi tipi di impronte nel vano della batteria, che è stata staccata subito dopo l’omicidio. Nella perquisizione di ieri nella villa di via Deledda è stato recuperato un mazzo di chiavi che potrebbe essere di Sara. Per il momento non c’è traccia neanche dell’arma del delitto, probabilmente una corda: Michele prima ha detto di averla bruciata, poi ha cambiato versione e ha riferito di averla gettata nella spazzatura. E poi restano i dubbi sul ruolo della moglie Cosima: la donna non è indagata, ma gli investigatori ritengono che non abbia detto tutto. E sospettano anche che in casa Misseri i familiari comunicassero con pizzini per evitare di essere intercettati. Cosima, insieme all’altra figlia Valentina, ieri è andata in carcere per trovare Sabrina, che dalla cella urla la sua innocenza: è rimasta impassibile quando ha saputo che il padre l’accusa. Ora Sabrina attende la decisione del gip di Taranto, che oggi si pronuncerà sulla richiesta di custodia cautelare avanzata nei suoi confronti dai pm per concorso in omicidio e occultamento di cadavere.