Saccà: "Rovinato dalle fantasie di una procura"

L’ex direttore del settore fiction: "Mi hanno assolto dicendo
che erano solo illazioni. Intanto viale Mazzini ci ha rimesso...&quot;. &quot;Giustizia è fatta,ora però voglio tornare in Rai, me lo devono. Senza di me la fiction ha perso il 6 per cento&quot; (<em>Foto: Saccà e Cappon</em>)<br />

Dottor Agostino Saccà, è arrivata l’archiviazione per il caso delle raccomandazioni Rai. Un bel titolo per una fiction?
«Una cosa del tipo “giustizia è fatta”. È un bel giorno, per me. Non per chi mi ha voluto male».

Prima di fare l’elenco degli amici e dei nemici, andiamo alla procura di Roma che ha cassato l’inchiesta napoletana che vedeva coinvolti lei e Berlusconi. Se l’aspettava?
«Era scontato che finisse così. Ma non immaginavo che si arrivasse a disintegrare l’inchiesta partenopea».

Disintegrare?
«Il giudice ha di-sin-te-gra-to completamente il reato di concorso in corruzione da cui è partito tutto, scrive che è una “mera fantasiosa illazione”. E per il nulla mi hanno intercettato sei mesi. Ma siamo matti?».

Sei mesi. Le sue telefonate le hanno lette, e sentite, tutti.
«Oggi vengo ampiamente risarcito ma il prezzo pagato a livello personale, familiare, professionale, è stato altissimo. Il dolore non si può raccontare. Ma anche loro hanno pagato».

Loro?
«Con il mio defenestramento vi è stato un indebolimento terribile di un intero comparto industriale: in Rai la fiction è passata dal 26 al 20 per cento in meno di un anno».

Vogliamo dare la notizia che Saccà torna a Rai Fiction?
«(risata). Ci sarebbero quattro buoni motivi per una risposta positiva».

Il primo? 
«Alla Rai mi dovrebbero richiamare per rilanciare proprio il settore fiction. Due: ho un diritto giuridico, con la legge-Carnevale, a recuperare i 15 mesi che mi hanno tenuto lontano dal mio lavoro. Tre: c’è un dovere dell’azienda verso se stessa perché Saccà ha ricoperto i massimi incarichi in Rai, merita ben altro rispetto al trattamento riservato».

Quarto motivo?
«Una necessità di civiltà. Non è possibile triturare e perseguitare così una persona e poi non risarcirla».

Qualcuno adesso tremerà.
«Ma no, io ho tanti amici».

Parliamo dei suoi nemici.
«Chi dirigeva l’azienda (il presidente Cappon e il direttore generale Petruccioli) ha saputo per certo e con largo anticipo che la corruzione non emergeva da nessuna parte. Nonostante ciò le ha provate tutte. Prima un’indagine interna, che alla fine ha confermato il rigore adamantino del sottoscritto. Poi hanno svolto un altro tipo indagine sugli ultimi dieci anni della mia vita, e anche qui non hanno trovato un cacchio, ad eccezione di un mancato pagamento del canone nel 2006 da parte di mia moglie, da cui però sono separato da sette anni. Mi hanno fatto ossessivamente i raggi X, inutilmente».

Insomma, chi butta giù dalla torre di Saxa Rubra?
«(altra risata). Tutti coloro che ai massimi vertici aziendali hanno fatto volutamente cose sbagliate contro di me. Qualcuno mi dice che poi abbiano avuto vantaggi in termini di carriera, qualcun altro mi parla addirittura di consistenti premi economici e aumenti di stipendi fino a 30mila euro a testa per l’impegno profuso nella guerra contro Saccà. Sarebbe curioso dare un’occhiata alle loro buste paga».

I nomi Saccà, i nomi.
«Non è il momento dei nomi. In Rai ci sono figli e figliastri».

A chi e a cosa si riferisce? Faccia un nome, per favore.
«Tempo fa un quotidiano pubblicò una lista con dirigenti e giornalisti Rai schedati politicamente. Quella lista la passò un altissimo dirigente, e in azienda tutti sanno chi è (e c’è un processo per diffamazione che l’ha svelato). Ma se per il mio procedimento disciplinare, sulla base del nulla, si è andati avanti, per il procedimento dell’alto dirigente si procede stranamente a rilento...».

Lei è iscritto al partito di coloro che sostengono che attraverso Saccà volessero colpire Berlusconi?
«Gli effetti politici, a un certo punto, erano sotto gli occhi di tutti. Gli effetti persecutori nei miei confronti da parte di quel pezzo d’azienda, invece, sono stati una conseguenza diretta. In quel momento i vertici dell’azienda avevano l’obiettivo di eliminarmi dalla scena. Nulla è successo per caso».

Risentendo le telefonate, oggi che sensazioni prova?
«Niente di particolare. Anche i miei più feroci detrattori hanno dovuto ammettere che dalle intercettazioni viene fuori un Saccà educato, disponibile, una persona che anche di fronte al potere si comporta per il bene dell’azienda. Se un Berlusconi o un alto esponente di centrosinistra mi chiamava per far fare un provino a chicchessia, se era bravo lo prendevamo, in caso contrario no. La prova della serietà del mio lavoro è nei risultati, nel rigore delle mie scelte. Anche al pm, interessato a Berlusconi, ho ribadito questo concetto. Un provino non si nega a nessuno, ma se un’attrice non è giusta per quel ruolo si deve rassegnare».

Che ne pensa del tam tam sulle ministre intercettate?
«Un’autentica follia. Io le ho sentite tutte, le intercettazioni, e quelle di cui tutti favoleggiano non esistono. L’ha detto pure il giornalista di Repubblica che ha pubblicato tutto in anticipo. Non si può fare lotta politica o la lotta aziendale demolendo l’altro sulla base del nulla. A proposito...».

Che c’è?
«Pur accertando che il giornalista di Repubblica ha avuto contatti con la procura di Napoli il giorno prima della pubblicazione, che ha telefonato ai magistrati, che si è visto con loro, e soprattutto che ha pubblicato l’atto in possesso alla sola procura partenopea prima che finisse alle parti, la procura di Roma ha chiesto l’archiviazione perché non si sa chi materialmente ha violato il segreto. Noi ci siamo opposti, è ora di vederci chiaro sulle origini di questo gioco al massacro».